Inizio e rispolvero una vecchia abitudine che avevo anni fa quando conducevo il mio primo apiario, quello di segnare la situazione meteo e le varie fioriture che si susseguono durante l’anno più una serie di note collegate alla vita dell’apiario.
Uno si chiederà cosa serve tutto questo, nell’immediato non molto se non raccogliere tutta una serie di dati, ma nel corso del secondo, terzo anno e così via ci può essere d’aiuto nella conduzione del nostro apiario, mi spiego meglio, questi dati servono soprattutto all’inizio della stagione, e le fioriture spia ovvero quelle che in qualche modo danno delle svolte al progredire della stagione apistica ci possono aiutare a comprendere cosa avviene all’interno dell’alveare senza doverlo aprire.
Possiamo capire molte cose guardando le fioriture, guardando le api di ritorno dall’alveare e in partenza e guardando la situazione meteo, in questo modo ci evitiamo delle inutili visite alle arnie.
Data Situazione Meteo Note
26/04/09 Pioggia A tratti precipitazioni intense
27/04/09 Pioggia .
28/04/09 Pioggia Precipitazioni intense
29/04/09 Pioggia Neve sopra i 900 metri
30/04/09 Nuvoloso Scarse precipitazioni, freddo
01/05/09 Sereno .
02/05/09 Sereno Aumento della temperatura
Fioriture in corso
Piena fioritura dell’acero
Note sulla vita dell’alveare
Il 02/05/09 alle ore 20,00 ho preso uno sciame uscito in giornata dal famoso alveare che da anni ammiro sulla facciata di una casa, posso dire finalmente di avere uno sciame selvatico, si era posato su uno staccato a 20 cm da terra, per ora l’ho posizionato in un prendi sciami. Possiamo dire che si tratta di uno sciame primario, in quanto si è fermato a circa 15/20 metri dal luogo di partenza.
Non ci sono foto ero impreparato all'evento!
Lo sciame regalatomi il 19/04/09 è stato portato su 10 telaini di cui 2 sagomati diversamente per formare il nucleo di partenza per l’arnia Top-bar, l’inserimento è avvenuto in data 01/05/09 e la visita è stata sommaria a causa del lieve vento che tirava e disturbava le api, l’alimentazione stimolante è stata sospesa, si nota un gran traffico durante la giornata con bottinatrici che portano polline, il 02/05/09 ho registrato gli ultimi rientri di api bottinatrici verso le 19,50 segno che l’arnia a vetri permette alle api di sfruttare maggiormente la giornata.
domenica 3 maggio 2009
lunedì 27 aprile 2009
COSE POSITIVE E COSE NEGATIVE

Cominciamo con le cose positive, le precipitazioni di questa primavera e le temperature non troppo elevate hanno fatto sviluppare in maniera notevole gli spinaci, raccolgo costantemente delle foglie anche di dimensioni maggiori di quelle che ho fotografato e per una verdura che ha superato la neve invernale il gelo e altre insidie varie, in un orto quasi abbandonato, c’è da far invidia all’agricoltura chimica pensando che i miei spinaci non hanno visto nemmeno il letame!
Per quanto riguarda le cose negative, se non smette un po’ di piovere e andiamo verso un po’ di sole comincia a diventare un problema per la semina delle patate, sono già pronte belle e germinate, non vorrei che i germogli diventassero troppo lunghi, boh staremo a vedere.
Nei giorni scorsi mi lamentavo per i cinghiali, in realtà mi dovrei lamentare con gli uomini che hanno creato l’ennesima stortura, mi spiego meglio: siamo dei fenomeni ad interferire con la natura e creare danni.
Qua sull’appennino dell’alta Lunigiana la caccia al cinghiale sembra la caccia d’eccellenza, in realtà essa è diventata la principale solo negli ultimi anni grazie alla scelleratezza di immissioni di cinghiali non autoctoni.
Una volta si cacciava la lepre, il fagiano e poi il cinghiale, ma vi erano anche altri animali che venivano cacciati per altri motivi non mangerecci tipo il lupo (che si pappava qualche pecora) o l’orso il cui ultimo esemplare autoctono fu abbattuto poco più di un secolo fa.
Ora sono stati reintrodotti il lupo che si era estinto, la lince, la vipera, ecc., ma torniamo al nostro cinghiale, quello autoctono, era di taglia piccola e poco prolifico, mentre quello che è stato immesso a scopo di ripopolamento per favorire la caccia è di grossa taglia e molto prolifico, risultato scomparsa di quello autoctono, che creava si danni ma molto minori in quanto la sua popolazione era limitata, forse la natura lo aveva reso poco prolifico per salvaguardare l’ecosistema, di fatto non ha grandi predatori se non l’uomo, perciò ora ci troviamo con un numero impressionante di cinghiali che assomigliano più a dei maiali, e poi da settembre a dicembre devo vedere tanti Buffalo Bill che uccidono tanta carne che poi non mangiano!!!
Ecosistema migliorato? No non si sa più come contenere la continua crescita di popolazione del cinghiale, sembra non basti più nemmeno la caccia.
Queste cose mi fanno incazzare…funzionava troppo bene la natura prima e abbiamo dovuto perfezionarla!
Per quanto riguarda le cose negative, se non smette un po’ di piovere e andiamo verso un po’ di sole comincia a diventare un problema per la semina delle patate, sono già pronte belle e germinate, non vorrei che i germogli diventassero troppo lunghi, boh staremo a vedere.
Nei giorni scorsi mi lamentavo per i cinghiali, in realtà mi dovrei lamentare con gli uomini che hanno creato l’ennesima stortura, mi spiego meglio: siamo dei fenomeni ad interferire con la natura e creare danni.
Qua sull’appennino dell’alta Lunigiana la caccia al cinghiale sembra la caccia d’eccellenza, in realtà essa è diventata la principale solo negli ultimi anni grazie alla scelleratezza di immissioni di cinghiali non autoctoni.
Una volta si cacciava la lepre, il fagiano e poi il cinghiale, ma vi erano anche altri animali che venivano cacciati per altri motivi non mangerecci tipo il lupo (che si pappava qualche pecora) o l’orso il cui ultimo esemplare autoctono fu abbattuto poco più di un secolo fa.
Ora sono stati reintrodotti il lupo che si era estinto, la lince, la vipera, ecc., ma torniamo al nostro cinghiale, quello autoctono, era di taglia piccola e poco prolifico, mentre quello che è stato immesso a scopo di ripopolamento per favorire la caccia è di grossa taglia e molto prolifico, risultato scomparsa di quello autoctono, che creava si danni ma molto minori in quanto la sua popolazione era limitata, forse la natura lo aveva reso poco prolifico per salvaguardare l’ecosistema, di fatto non ha grandi predatori se non l’uomo, perciò ora ci troviamo con un numero impressionante di cinghiali che assomigliano più a dei maiali, e poi da settembre a dicembre devo vedere tanti Buffalo Bill che uccidono tanta carne che poi non mangiano!!!
Ecosistema migliorato? No non si sa più come contenere la continua crescita di popolazione del cinghiale, sembra non basti più nemmeno la caccia.
Queste cose mi fanno incazzare…funzionava troppo bene la natura prima e abbiamo dovuto perfezionarla!
API, IO PARTO DA QUI
Io parto da qui, in punta di piedi, posso solo raccontare quello che farò, curioso come sempre ma con la massima attenzione verso di loro, verso un’apicultura il più possibile naturale nel vero senso della parola, non sono interessato allo sfruttamento dell’ape per produrre il miele, mi interessa il suo benessere e la sua salvaguardia, mi è sufficiente che impollini le mie piante.
Apicultura scritta apposta così un errore voluto, pensato apposta come cultura dell’ape, l’ape al primo posto.
Sono disponibile a tutti i suggerimenti, critiche, e quant’altro, ma anche a postare o meglio aprire su questo blog una discussione su cos’è l’apicultura naturale inserendo anche articoli non miei con contributo di chiunque voglia partecipare visto che almeno in Italia a parere mio vi è una grande confusione.
Ma facciamo un passo indietro, mi ero già interessato dell’apicoltura e delle api circa 27 anni fa e per circa 7/8 anni portai avanti 5 alveari, poi per cause varie regalai le mie arnie in quanto non potevo più seguirle, già allora ero più interessato alle api che ai prodotti dell’alveare, non mi interessava il loro sfruttamento ma il loro benessere, mi rendevo conto che meno gli andavo a rompere le scatole, meglio loro vivevano, dovevo rispettare il più possibile la loro vita.
Trascorsi 20 anni cerco di ripartire e scopro che l’apicoltura non è migliorata, anzi la trovo peggiorata, ora si parla di estinzione delle api trovo la cosa allarmante.
Quando penso che con 50 Euro o giù di li posso comprare uno sciame da impollinazione su 5 telaini con regina in cassetta a perdere di cartone paraffinato da usare in serra per impollinare e le api fatto il loro lavoro saranno lasciate morire in quanto la serra è chiusa e non troveranno cibo per loro trascorso il periodo dell’impollinazione, tutto questo mi sembra un’eresia una bestialità, tutto questo vuol dire snaturare l’allevamento dell’ape, vuol dire che conta più il denaro dell’ape, ma quando non ci saranno più api lo prenderemo in quel posto, senza api non c’è vita!
Come si può pensare all’ape come a qualcosa a perdere, come a qualcosa di poco o scarso valore, questo è il senso di “IO PARTO DA QUI” un’apicultura naturale.
Il mio sciame è arrivato per ora è su un’arnietta da sei telaini.

Trascorsi tre giorni per l’ambientamento trasferisco lo sciame in un’arnia di tipo Dadant a 10 favi con la facciata a sud (quella con l’apertura per intenderci) a vetro o meglio a doppio vetro e vi inserisco due telaini con foglio cereo parzialmente costruito.
Poi visto il tempo non molto buono di questi giorni (e non avendo a disposizione miele su favo) ho inserito un nutritore per aiutarle un po’, ho fatto uno sciroppo con un litro di acqua, un kg di zucchero, un cucchiaino di cremor tartaro e un cucchiaio di aceto, ho scaldato il tutto fino a 80 gradi, poi l’ho fatto raffreddare (questo tipo di alimentazione conto di darlo per una settimana non di più).
Perché un’arnia con parete trasparente? Beh …. Intanto perché già la usavo 25 anni fa e avevo notato che era migliore a mio parere rispetto a quella classica tutta buia, poi mi permette di scorgere dentro come stà andando e assieme all’osservazione dell’uscita capire cosa sta succedendo all’interno dell’alveare. Ma ne riparleremo prossimamente di quest’arnia.
Ora sono alle prese con la costruzione di un’arnia di tipo Top-bar quelle usate in alcune parti del continente africano, chiaramente in Italia a parte Nicola che ne ha costruite un paio non sono riuscito a vederne altre, perciò cercherò di fare un post prossimamente con i dati della costruzione riportando le misure in cm, in quanto tutto quello che si trova attualmente su internet è con le misure inglesi in pollici e rigorosamente in lingua inglese.
Ho allo studio anche come poi provvedere a popolarla partendo dalla duplicazione dello sciame che attualmente possiedo, ma saranno cose che vedremo quando le farò.
A rigor di cronaca devo dire che oggi sono tornato a vederle, pioveva in maniera insistente, ma c’erano ugualmente api che uscivano in volo, straordinario!!!
Apicultura scritta apposta così un errore voluto, pensato apposta come cultura dell’ape, l’ape al primo posto.
Sono disponibile a tutti i suggerimenti, critiche, e quant’altro, ma anche a postare o meglio aprire su questo blog una discussione su cos’è l’apicultura naturale inserendo anche articoli non miei con contributo di chiunque voglia partecipare visto che almeno in Italia a parere mio vi è una grande confusione.
Ma facciamo un passo indietro, mi ero già interessato dell’apicoltura e delle api circa 27 anni fa e per circa 7/8 anni portai avanti 5 alveari, poi per cause varie regalai le mie arnie in quanto non potevo più seguirle, già allora ero più interessato alle api che ai prodotti dell’alveare, non mi interessava il loro sfruttamento ma il loro benessere, mi rendevo conto che meno gli andavo a rompere le scatole, meglio loro vivevano, dovevo rispettare il più possibile la loro vita.
Trascorsi 20 anni cerco di ripartire e scopro che l’apicoltura non è migliorata, anzi la trovo peggiorata, ora si parla di estinzione delle api trovo la cosa allarmante.
Quando penso che con 50 Euro o giù di li posso comprare uno sciame da impollinazione su 5 telaini con regina in cassetta a perdere di cartone paraffinato da usare in serra per impollinare e le api fatto il loro lavoro saranno lasciate morire in quanto la serra è chiusa e non troveranno cibo per loro trascorso il periodo dell’impollinazione, tutto questo mi sembra un’eresia una bestialità, tutto questo vuol dire snaturare l’allevamento dell’ape, vuol dire che conta più il denaro dell’ape, ma quando non ci saranno più api lo prenderemo in quel posto, senza api non c’è vita!
Come si può pensare all’ape come a qualcosa a perdere, come a qualcosa di poco o scarso valore, questo è il senso di “IO PARTO DA QUI” un’apicultura naturale.
Il mio sciame è arrivato per ora è su un’arnietta da sei telaini.
Trascorsi tre giorni per l’ambientamento trasferisco lo sciame in un’arnia di tipo Dadant a 10 favi con la facciata a sud (quella con l’apertura per intenderci) a vetro o meglio a doppio vetro e vi inserisco due telaini con foglio cereo parzialmente costruito.
Poi visto il tempo non molto buono di questi giorni (e non avendo a disposizione miele su favo) ho inserito un nutritore per aiutarle un po’, ho fatto uno sciroppo con un litro di acqua, un kg di zucchero, un cucchiaino di cremor tartaro e un cucchiaio di aceto, ho scaldato il tutto fino a 80 gradi, poi l’ho fatto raffreddare (questo tipo di alimentazione conto di darlo per una settimana non di più).
Perché un’arnia con parete trasparente? Beh …. Intanto perché già la usavo 25 anni fa e avevo notato che era migliore a mio parere rispetto a quella classica tutta buia, poi mi permette di scorgere dentro come stà andando e assieme all’osservazione dell’uscita capire cosa sta succedendo all’interno dell’alveare. Ma ne riparleremo prossimamente di quest’arnia.
Ora sono alle prese con la costruzione di un’arnia di tipo Top-bar quelle usate in alcune parti del continente africano, chiaramente in Italia a parte Nicola che ne ha costruite un paio non sono riuscito a vederne altre, perciò cercherò di fare un post prossimamente con i dati della costruzione riportando le misure in cm, in quanto tutto quello che si trova attualmente su internet è con le misure inglesi in pollici e rigorosamente in lingua inglese.
Ho allo studio anche come poi provvedere a popolarla partendo dalla duplicazione dello sciame che attualmente possiedo, ma saranno cose che vedremo quando le farò.
A rigor di cronaca devo dire che oggi sono tornato a vederle, pioveva in maniera insistente, ma c’erano ugualmente api che uscivano in volo, straordinario!!!
lunedì 20 aprile 2009
ORTO NO-TILL (piselli 4)
Piccoli piselli crescono, qua sopra si vede la zona dove sono stati piantati i piselli, c'è di tutto, questa è anarchia, ma si W l'orto anarchico, qua fra erbe spontanee semi caduti liberamente lo scorso anno e alcune cose che avevo piantato io non si capisce più niente, in effetti nella foto sotto guardando bene...
si vedono i piselli che rispetto alla volta precedente sono cresciuti un pochino, ma troviamo insalata che a deciso di nascere la da sola in completa anarchia, bietole sopravvissute all'inverno, tarassaco e altre erbe infestanti (non fotografati per timidezza ci sono del prezzemolo e degli spinaci invernali), fatico a tenerli tutti in riga...............................................!ORTO NO-TILL (comparazione 3)
La primavera avanza a grandi passi, si muove il fico, ma anche i cinghiali che se continua così, ormai non è più un sentiero sta diventando una strada, magari poi vogliono ampliarla e farci un'autostrada, o meglio una cinghialostrada con tanto di autogrill.....
In realtà ho voluto fare alcune foto di comparazione del lavoro svolto dal sottoscritto e dai suoi arzilli vicini, giusto per vedere a a che punto siamo con i lavori, la foto sotto ritrae l'orto no-till in data odierna, quello a quaota più bassa dove ho intenzione di piantare le patate, la zona di trapianto dei tuberi è quella in primo piano, sono soddisfatto perchè è bella erbosa e dovrebbe essere l'ideale quando le pianterò, ma ora andiamo avanti a vedere cosa hanno fatto i vicini, come hanno preparato il terreno per le patate.
Questo sotto è l'orto di un tipo di 76 anni, vedo che lui si è dato da fare per desertificare il suo orto, bene bravo!!!! Ma proseguiamo e andiamo oltre.
Le due foto successive presentano l'orto di una coppia 86 anni lei, 85 lui, credo che il terreno sia già stato piantato a patate e in piccola parte a cipolle, ma si può farsi un mazzo così, senza pensare che ci pensa già la patata da sola a far morire le erbe che la circondano e quelle che lasci nel terreno invece di toglierle servono da concimazione naturale, se l'esperienza porta a questi risultati mi sa che la prossima volta o lo asfaltano o lo cementificano l'orto, così non ci cresce più l'erba.domenica 19 aprile 2009
ORTO LASAGNA semina/trapianto (3)
venerdì 17 aprile 2009
IL PUNGITOPO
Il pungitopo, solitamente è conosciuto come pianta usata a Natale per fare gli addobbi.
E’ anche una specie protetta in diverse zone. C’è anche qualcuno che snaturandola la coltiva in giardino una vera bestialità, in realtà è una pianta che vive ai limiti del sottobosco e può raggiungere un’altezza di 60/80 cm. Questo è il momento in cui nascono dei teneri germogli, sono molto prelibati, un po’ amarognoli, ma eccezionali. Non vi posso consigliare di raccoglierli se nella vostra zona sono protetti, ma non sapete cosa vi perdete. Si mangiano lessati, ottimi con le uova. Non mi dilungo in quanto è una specie protetta.
E’ anche una specie protetta in diverse zone. C’è anche qualcuno che snaturandola la coltiva in giardino una vera bestialità, in realtà è una pianta che vive ai limiti del sottobosco e può raggiungere un’altezza di 60/80 cm. Questo è il momento in cui nascono dei teneri germogli, sono molto prelibati, un po’ amarognoli, ma eccezionali. Non vi posso consigliare di raccoglierli se nella vostra zona sono protetti, ma non sapete cosa vi perdete. Si mangiano lessati, ottimi con le uova. Non mi dilungo in quanto è una specie protetta.
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