mercoledì 28 ottobre 2009

ALIENI, NO,……..,GLOBALI

Stimolato ma al tempo stesso leggermente confuso da tutte queste discussioni su ailanto e piante aliene ho provato a ripercorrere la problematica partendo da un’altra angolazione, da un altro punto di vista, devo ringraziare gli spunti di Nicola con il suo ortodicarta, un ragazzo staordinario che spero un giorno di conoscere con un blog che è più un frullatore di idee, dove i commenti a volte sono delle vaccate ma a volte ti lasciano senza respiro in un crescendo continuo, ma più di tutti è lui Nicola con quegli spunti che mi fanno riflettere, punti di vista che stridono con quelli di altri naviganti del web, altro ringraziamento devo fare alla brava equipaje per la notevole discussione creata sul tema degli alieni (piante o bestie che siano), con i suoi post che non ti aspetti e compaiono là, ti incitano alla discussione e insinuano dubbi amletici a volte difficili da smatassare, un grazie a lei anche per aver dato risalto al libro di Marco Di Domenico, ottimo spunto di riflessione, e per ultimo un grazie ad Andrea che con il suo punto di vista sempre rivolto al passato quasi a non volersene liberare, un salvare il mondo antico a tutti i costi, che ricorda molto il mondo di mio nonno, un mondo ormai perduto, questo essere con un piede nel passato e uno nel presente, mi ha permesso di elaborare una mia visione forse più completa ma non esauriente sul problema di piante e animali alieni.
La discussione mi aveva fatto riflettere molto, poi guardo l’ailanto e qua dalle mie parti ritrovo piante di notevoli dimensioni o boschetti giovani, sempre e solo su terreni marginali, li tagli e ricrescono più fitti di prima,e allora riguardo il web le idee erano e sono contrastanti da chi vuole bombardarlo, eliminarlo in tutti i modi, questo alianto a chi gli dava o vuole dargli una via d’uscita, allora ho pensato di guardare indietro ma di un bel po’, e di analizzare la zone in cui attualmente vivo, la Lunigiana, un piccolo lembo di terra, una regione se vogliamo, che si estende dal mare agli appennini che arrivano a 1800 metri il tutto con ambienti molto diversi fra loro ma al tempo stesso molto vicini fra loro.
Spero che quanto dirò, o meglio la conclusione a cui voglio arrivare non scateni discussioni o polemiche a non finire odio avere commenti impegnativi a cui rispondere, :) no scherzo, solo che ho pensato cose forse scomode da digerire.
Primo pensiero che non centra nulla ma serve per arrivare alla questione, analizziamo il dodo, animale scomparso tempo addietro ad opera dei conquistadores portoghesi, la sua fine fu veloce circa 70/80 anni, oggi io sinceramente non ne sento la mancanza, per dirla fuori dai denti non mi importa niente se è scomparso, non mi interessa nemmeno la scomparsa dei dinosauri o dei mammut, chi è scomparso sono fatti suoi e non miei, il secondo pensiero lo tengo per la fine e qua parto con il mio ragionamento:
La lunigiana il cui confine settentrionale corre su un tratto di crinale appenninico compreso tra il passo due Santi e il passo del Cerreto essenzialmente formato da macigno dell’Oligocene, non presenta vette svettanti come la parte a sud con i profili frastagliati delle Apuane, ma monti massicci con scarsa differenza di quota fra passi e vette, dall’appennino scendono profonde valli scavate dall’azione millenaria delle acque di superficie. La vegetazione è ben distinguibile con fasce compatte che si susseguono sui versanti.
Abbiamo il cerreto-carpineto che si estende dai 500 metri e arriva ai 1100 metri d’altitudine con la presenza del carpino bianco, il tutto favorito dalla natura del terreno che deriva da macigno.
Vicino ai paesi abbiamo il castagneto che si estende dai 10 metri ai 1000 metri d’altitudine, in quelle zone dove l’acidità del suolo ne permetteva l’impianto, è la formazione boschiva più estesa che si è sostituita alla vegetazione originaria. Fino all’ultima guerra mondiale tutti i castagneti della zona erano costituiti da piante da frutto con alberi secolari innestati e questa cultura reggeva parte dell’economia lunigianese. I castagneti spesso impiantati audacemente in ambienti non adatti, sono stati aiutati con molte cure: potature, puliture del sottobosco, e talvolta anche con concimazioni. Quando queste cure sono venute a mancare, per le mutate condizioni sociali ed economiche, il castagneto è scomparso soprattuto dagli ambienti più sfavorevoli, e si può osservare il reinsediamento della vegetazione naturale. Molti sono stati distrutti dal cancro corticale, altri trasformati in ceduo proprio per far fronte alla virulenza del patogeno.
Il sottobosco del castagneto è composto da Calluna vulgaris, Genista pilosa, Pteridium aquilinum; piante eliofile presenti anche nel cerreto-carpineto.
La faggeta occupa la parte superiore fino ai 1700 metri, rare le fustaie, più diffuso il ceduo, che conserva nel sottobosco solo qualche pianta caratteristica: Prenanthes purpurea, Cardamine bulbifera, Geranium nodosum. Al di sopra della faggeta doveva estendersi in tempi remoti la pecceta, con abete rosso (Picea abies), ma il cambiamento del clima ne ha determinato la scomparsa, tranne tre relitti che ho scoperto alcuni anni fa. Per relitto intendo piante che hanno avuto una maggiore estensione nel passato. Il sottobosco però è rimasto a formare la brughiera a mirtilli, la specie dominante è il Vaccinium uliginosum, accompagnato da Empetrum nigrum, Vaccinium myrtillus, vaccinium vitis-idaea, Rosa pendulina, Alchemilla alpina, Geum montanum, Euphrasia alpina. La flora del tratto appenninico presenta pochi endemismi, ma conserva numerosi relitti di diversa provenienza. Tra le endemiche ricordiamo la Primula apennina che vegeta nelle fessure di macigno preferibilmente a nord a quote superiori ai 1500 metri, e la Globularia incanescens che arriva fino alle Alpi Apuane. Di notevole interesse è la presenza come relitto del Rhododendron ferrugineum presente nella brughiera a mirtilli, le stazioni relitte sono costituite da pochi esemplari, ma vigorose e con fioriture vistose. Sui detriti di falda del monte Malpasso e sotto il lago Verde troviamo il Geranium macrorrhizum, giunto dalla penisola balcanica risalendo l’appennino. Altre piante interessanti sono Salix herbacea, Rosa glutinosa, Rosa serafinii. Per quanto riguarda la flora possiamo individuare diverse vie di migrazione, alcune arrivate dall’arco alpino spinte dalle glaciazioni, altre dalla penisola iberica e altre ancora dall’oriente, e non mancano le mediterranee montane.
E ora un riferimento alla fauna passata. I ritrovamenti nella Grotta dei Colombi, sull’isola Palmaria, di faune di climi freddi, quali resti fossili di tetraonidi, lepre variabile, civetta delle nevi, ci confermano le caratteristiche di clima freddo accompagnato da uno sviluppo di foreste di conifere confermato dal ritrovamento di pollini fossili di molte specie di aghifoglie nelle torbiere appenniniche.
Ma se consideriamo i ritrovamenti di rinoceronti, tapiri ed elefanti nelle argille plioceniche di Pontremoli ed Aulla, allora possiamo renderci meglio conto di quali cambiamenti siano avvenuti a cavallo fra Terziario e Quaternario.
Questi cambiamenti climatici, se da un lato hanno prodotto un forte turnover di specie, con estinzioni e colonizzazioni, dall’altro hanno permesso la formazione di ecotipi e la sopravvivenza di popolazioni relitti in aree particolarmente adatte.
Ma se la ricostruzione faunistica e floreale del passato è ardua, legata com’è al ritrovamento casuale di pochi resti fossili in siti particolari, come torbiere e depositi d’argilla, ciò nonostante è utile per fare considerazioni di ordine evolutivo. Cioè che la flora e la fauna, come ogni elemento del nostro pianeta, non è fissa e immutabile, ma ciascun elemento si evolve e si modifica con propria scala spazio-temporale intrinseca, e in mezzo vi è anche l’uomo che contribuisce a questi cambiamenti. Dopo questa dotta e colta presentazione andiamo al secondo pensiero, l’orso bianco rischia di scomparire, se scompare pazienza, ne faremo a meno, la vita prosegue e va oltre, e come quando scompare una persona cara, un parente un amico, stai male, e sembra un vuoto incolmabile, la vita continua e anche se tra i 6 miliardi di persone che ci sono attualmente non c’è nessuno che lo sostituisce si continua ad andare avanti, la scomparsa dell’orso bianco o della tigre siberiana ricordano un po’ questo tipo di trauma, dovuto al fatto che non potremo più vederli, ma quanti di noi hanno realmente potuto godere della loro presenza in natura, pochi troppo pochi, la loro presenza l’abbiamo vista solo nei reportage televisivi confezionati ad hoc per un popolo di animalisti teledipendenti, ma a tu per tu non ci siamo mai trovati, lo stesso potrei dire con tanti altri animali al massimo visti allo zoo a al park safari, mai un’incontro a tu per tu nel loro ambiente, tutto questo pensare di salvare il mondo il pianeta di fare il bene dell’umanità a venire e del mondo mi sa molto di archetipo cristiano della visione del bene e del male, ma vaffanculo il bene, quale cazzo di bene per l’umanità, forse è la paura ancestrale che ci porta a questo tipo di pensieri, si cerca di evolversi in quell’attimo di tempo che viviamo e che contiamo in anni ma che non è nulla in confronto alla vita della terra o dell’universo, la nostra vita rispetto alla vita dell’universo è un’inezia.
Per finire Andrea dice e ci rammenta del gambero rosso della California che ha infettato le nostre acque, è vero, che dire: una volta andavo a pescare tra Verona e Rovigo e cosa trovavo, lucci, tinche e carpe, ora non più, neanche a pagarle in pescheria, bei tempi andati, piatti di pesci ormai perduti e allora sono tre anni che si va a pescare negli stessi posti e al posto dei rotanti, dei cucchiaini e del mais cosa mi posto? Delle ancorette con del gran fegato di maiale e li a prendere secchi di questi maledetti gamberi e poi a casa a pulirli e mangiali, cos’è cambiato, che il gambero e diventato lui ,la preda da pescare ed è anche buono da mangiare, forse potrebbe diventare il nuovo piatto dei poveri, che ne so, si cambia e ci si evolve cambiando abitudini e comportamenti, ricordo che in provincia di Vicenza una volta il baccalà era il piatto dei poveri, ora è diventato un piatto da ricchi con quel che costa.
Guardando la descrizione del succedersi del tempo in Lunigiana tutto è cambiato fra glaciazioni e disgeli, è cambiata la flora e cambiata la fauna, si sono rimasti dei fragili sistemi nicchie dei relitti che scompariranno, pazienza è l’evolversi del tempo. Forse la nostra paura più grande è la scomparsa degli uomini che camminano sul pianeta terra e magari resteranno solo delle nicchie o dei relitti in qualche parte del pianeta, ma la terra non scomparirà, cambierà, si evolverà, come e successo nei millenni trascorsi.
Andava bene riempire le valli di castagni, ma non si vuole l’ailanto, come dire va bene l’uomo bianco ma non voglio il nero, questo è essere razzisti, sia che si parli di persone o di piante, idem per gli animali.
Quel’inezia di tempo che viviamo che risulta essere impercettibile nella storia del mondo mi porta a pensare tutto questo.
Quanto scritto è il risultato di pensieri aggiunti in più momenti non ho voluto ne correggere ne cercare di renderli più uniformi, li ho lasciati così come sono venuti, testimonianza un po’ scarna e carente in certi punti, ma non volevo scrivere un libro, perciò perdonate le carenze.

12 commenti:

ortodicarta ha detto...

Che dire... Grazie
(e non per gli immeritati complimenti...)
Bellissimo post

Medo ha detto...

Ciao è la prima volta che commento qui, di solito faccio la pianta infestante sull'"Orto di carta" di Nicola.

Io quando leggo post come il tuo su "com'era" il paesaggio di dove si abita e sul "com'é", mentre non nascondo una certa nostalgia irrazionale per com'era prima dell'agricoltura e dell'allevamento, mi viene anche da dire che pian piano che l'energia (messe insieme tutte le fonti, fossili, meno fossili, etc) verrà meno (e verrà meno), calerà di molto la capacità distruttiva ed il ritmo di distruzione degli ecosistemi.

Quindi prima o dopo torneranno innanzitutto gran parte dei vegetali che sono quasi praticamente ovunque scomparsi. E col tempo l'alianto e gli altri super-alieni torneranno a non essere più predominanti.
Poi pian piano, tranne le specie scomparse, anche gli animali torneranno.

Questo è un grande elemento di speranza, che deve essere attiva ed ognuno dov'è DEVE preservare la foresta, le siepi, evitare al massimo di potare e tagliare e disboscare a meno che non sia strettamente necessario (se il pino ti cade sulla casa).

Per il resto, non solo non saremo mai 10 miliardi di abitanti, ma da qui a circa due secoli , mettendo insieme tutti gli studi dei demografi degli ultimi 3-4 anni e scartando quelli del dogma della crescita continua (poveri scemi assoldati da questo o quel gruppo finanziario e simili) ecco dicevo da qui a circa due secoli non si dovrebbe essere più di due miliardi...

Quindi ce ne sarà di spazio perchè l'ailanto viva in un nuovo equilibrio con querce di 70 metri (com'era l'altezza media del bosco originario di latifoglie prima dell'anno 1000 in generale).

Certo se non cementano tutto prima. Ma non ci riusciranno perchè fisicamente non è più possibile, non ci sono più risorse nemmeno per cementare il mondo di un altro 5%.

Harlock ha detto...

Beh, anch'io avevo detto la mia in un post, (http://isognidiharlock.blogspot.com/2009/09/la-fame-di-potere.htmle) sostanzialmente non ho cambiato idea.
Credo che tutto il sistema vita nella terra non sia eterno, non conosciamo altri pianeti così.
Basta un nonnulla che la vita potrebbe scomparerire completamente e non è bello sapere che scienziati e politici "giocano" nel mettere alla prova gli equilibri esistenti.

mauri ha detto...

@ ortodicarta – sei troppo modesto.
@ medo- ciao, ti leggo spesso sull’ortodicarta, non so forse, non si capisce bene nel post, ma questo andare e venire di animali e piante è già successo un sacco di volte, solo su un tempo molto lungo, forse incomprensibile per noi, che viviamo un tempo veramente breve rispetto a quello delle varie ere e glaciazioni con relativi scioglimenti, e quando si verificavano questi effetti mica si parlava di effetto serra anche se in realtà parte della causa fu sua, e rare nessuno si preoccupò di chi prendeva il sopravvento e di chi spariva. Poi pensa in positivo circa l’ailanto, questo è uno tosto, uno che spacca i marciapiedi, forse sarà lui a disintegrare una parte della cementificazione!
@harlock- l’ho letto il tuo post appena era stato scritto, ma questa idea di quest’uomo in mezzo all’universo o al mondo, è troppo intrisa di pensieri cristiani, l’uomo è una belva, uccide i suoi simili senza scopo, uccide i suoi cuccioli senza un motivo, se guardi gli altri animali, uccidono per mangiare cercando di fare selezione, scegliendo prede deboli o ammalate, questa è ecologia!
La terra potrebbe sfamare anche 10 miliardi di persone, ma non ha risorse sufficienti per l’avidità di pochi.

Alessandro ha detto...

Ottimo post, è l'ora di rimettere a posto le idee
sul mio blog

ortodicarta ha detto...

Non ci posso credere... Alessandro che si converte? :)
Nahhhhh...

equipaje ha detto...

Eccomi! Vedo che qui siamo ripartiti un'altra volta da Adamo ed Eva, ma bene ;)

Sì, tutto passa e cambia -panta rei, todo cambia- è sempre stato così.
Una differenza importante rispetto al passato è che prima i cambiamenti eran molto più lenti (come velocità) e diluiti (come quantità), passavano quasi inosservati al nostro umano sentire. Ora li percepiamo, ed è in atto (inutile negarlo) un vero rimescolamento globale.

In tutto ciò, che fare? Alcuni orientamenti emersi nel corso della discussione:
1. mettere lo scafandro a sé stessi e al proprio ecoangolo di mondo (invasione, alieni, contagio, andare in paranoia etc etc)
2. conservare in modo ragionevole
(Crop Diversity, Svalbard, Andrea?)
3. mettersi il cuore in pace: orso bianco e tigre siberiana, bye bye! e passare a filosofare sulla caducità delle umane cose con il supporto di apposito vino da meditazione ;)

Diciamo che io mi colloco in modo problematico all'interno dell'ipotesi 2., seminando domandine amletiche miste a fiordalisi ("conservare sì, ma: perché?")

Grazie a te per i proficui rimuginii, è sempre un piacere ;)

equipaje ha detto...

Ops, quasi scordavo: ricevo e inoltro ai toscani! :)*

Ciclo di conferenze/incontri a carattere divulgativo organizzato dal Gruppo di Lettura di Vaiano (Prato), si terranno tutte
presso la Sala Polivalente - via A. Moro (adiacenze "Cangione") - Vaiano (PO)
Per info: gruppolettura chiocciola tiscali punto it
http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it/

07/11/09 ore 11.00
Enrica Salvatori, Univ. Pisa.
"Storia: istruzioni per l'abuso. Identità ed invenzione della tradizione".

13/11/09 ore 18.00
Marco Di Domenico, Univ. di Roma.
"Cosa dicono di noi le piante e gli animali"

20/11/09 ore 21.00
Marco Ruggiero, Univ. Firenze.
"Io che ho il Dna, io che sono il mio DNA"

27/11/09 ore 21.00
Stefano Arrighetti ed Antonio Fanelli "Identità personale Identità collettiva"

05/12/09 ore 21.00
D. Beradi (economista)
"Le molte maschere del tessile pratese"

Harlock ha detto...

mauri: di pensieri cristiani c'è solo la parola "Dio". Quello che volevo dire è che non solo l'uomo è una belva, ma anche l'ailanto è una belva, anche il mio cane è una belva, (uccide lucertole solo per giocare), ma lui non ha l'arma per fare più danni.
Alcuni scienziati costruiscono l'arma in buona fede, ma al potere non va mai a uno scienziato.

equipaje: grazie ;)**

mauri ha detto...

@ Alessandro - Ciao, ho letto quel che scrivi e la tua personale lotta contro l'ailanto mi suona un pò come quel tale che dopo essere stato morso dai cani, è stato morso anche dalle pecore e dai pastori, l'ailanto va per la sua, comunque fammi sapere.
@ Nicola - Spero proprio di non convertire nessuno :)
@ equipaje - Se capiti da queste parti nella stagione buona ti posso far vedere i relitti, pieno punto due, è un'emozione che ti fa capire parecchie cose, o forse ti aumenta i dubbi amletici :)
@ equipaje - Bel ciclo di conferenze, peccato che da dove abito io faccio prima a venire a Milano che andare in quel di Prato, grazie comunque.
@ harlock - Concordo che al potere non vada mai uno scienziato, comunque chiaro il concetto.

Alessandro ha detto...

yup! faccio un po' di facile vittismo! in questo periodo sono bastonato un po' su tutti i fronti.
comunque questo è quello che mi preoccupa meno, ma non mi fermerò (sono ottuso lo so).
saluti e continuate così, siete la mia finestra sulla realtà che vorrei!

mauri ha detto...

@ alessandro - speriamo che diventi realtà, la tua realtà che vorrei :)