lunedì 11 luglio 2011

Paure

Ieri sera mi sono attardato a innaffiare l'orto che soffre la calura estiva, zucche e zucchine in sofferenza, ma anche i nuovi trapianti, giusto per dare un pò di sollievo, il sole era già tramontato da un pezzo quando sono andato a cenare, poi mi sono seduto sull'uscio a vedere gli ultimi bagliori del tramonto dietro i monti, la luce cominciava ad essere scarsa e il quarto di luna crescente a stento illuminava il mondo circostante, poi d'improvviso mi è venuto voglia di fare una camminata.
Son partito così com'ero, tanto avrei fatto uno sterrato che conosco molto bene, corre sinuoso sul fianco della montagna, largo abbastanza per far passare i trattori in caso di bisogno, ai piedi scarpe da ginnastica per un passo veloce, niente cellulare, niente bastone, solo con me stesso, la strada scarsamente illuminata passava veloce sotto i miei piedi, conosco ogni curva, ogni tornante, dopo un paio di chilometri mi rendo conto che è buio pesto e la strada si intravede solo dove il ciottolato è chiaro, la luna a stento illumina nei tratti in cui sono fuori dal bosco allo scoperto, penso sia saggio tornare verso casa visto che non ho miente con me nemmeno una torcia.
Mi rendo subito conto che il ritorno è difficoltoso sopratutto nei tratti in cui entri dentro al bosco, fortuna che la strada è abbastanza liscia e non presenta tratti sconnessi, i primi 500 metri riescoa farli agevolmente, ma poi arrivo a una curva su una stretta gola, sento i miei passi e sento i rumori del bosco, sono cosciente che non esistono pericoli, so che qualunque animale incontrerò starà alla larga, e poi io sono uno che affronta la vita a muso duro, non mi fa di certo paura la notte buia, ma sento nel profondo che esiste una paura ancestrale, una paura del buio, una apura dell'ignoto, e penso ai viandanti dei secoli scorsi che percorrevano queste stesse strade che io calco con fare sicuro, vi è un posto appena scavalcato il passo nel nostro versante che si chiama "valle scura" il nome già la dice lunga ed era famoso per gli assalti ai vinadanti che passando in quel luogo ne facevano le spese anche di giorno.
Con questi pensieri percorro quel posto uguale a tanti altri posti del nostro appennino rimasti uguali e immutati nel tempo, i rumori nel bosco a volte si fanno più vicini a volte più lontani, giù nella valle delle macchine in lontananza che passano senza mai passare di quà in mezzo al bosco, sono lontano da tutto e da tutti, solo con me stesso e i miei pensieri.
D'improvviso un correre sordo e delle flebili figure si intravvedono come sfuocate, un  branco di cinghiali che attraversa la strada forse a 15 metri da me, per un'attimo mi sento gelare e penso che sono un'incosciente, ma che ci posso fare sono fatto così, so che non mi può accadere nulla, ma una lontana paura sale dentro me, la vorrei scacciare, ma preferisco sentirla salire, anzi voglio sentirla salire, voglio provare quella folle andrenalina che scatena la paura, sono a poco meno di un chilometro da casa, ora la strada scorre in un tratto scoperto il pietrisco è chiaro e il passo diventa più deciso, mi rimane un'ultimo punto da passare una curva nel bosco che anche di giorno ti fa sentire solo, è una curva in cui la visuale non c'è, si vede solo  dove sei, non si vede ne avanti ne dietro e le piante sembrano volerti toccare con i loro rami bassi, sembra ti vogliano stringere a se.
E' un posto di passaggio, da li transitano un'infinità di animali selvatici, cinghiali, caprioli, lepri, tassi, istrici, mi inoltro in questo posto  e i rumori a destra e sinistra non mancano, non si vede un'accidenti, conosco solo la strada a memoria, sento la paura tornare, è una sensazione bellissima, segno che son vivo, la lascio scorrere, lascio che mi pervada, tanto ancora qualche centinaio di metri e svanirà così come è comparsa, la paura fa parte della vita.
Ora la strada si distende, si fa più piana e so che fatta la prossima curva comincero a vedere le flebili luci arancioni che illuminano il paese, con il comparire il lontananza dell'umanità le paure piano piano scemano, i pensieri cambiano, non mi interessano più i rumori dei selvatici al lato della strada, il passo si fa veloce e penso all'indomani.
La notte trascorre presto e alle sette sono fuori a camminare con il cane, com'è diverso il mondo illuminato dal sole rispetto alla buia notte, alle otto sono già di ritorno, mi faccio un caffè, poi alcuni lavori, due chiacchiere con un vicino, alle dieci sono seduto nella sdraia all'ombra, penso e mi vien voglia di andare a vedere un posto, dico ai famigli che vado a fare un giro, questi mi guardano storto e scrollano la testa, mi fanno presente che c'è un caldo bestia e che se volevo camminare era più sensato partire prima, ma io son fatto così, prendo il bastone, una mezza bottiglia d'acqua, mi allaccio forte gli scarponi, prendo la macchiana per uscire dal paese, non voglio camminare nell'asfalto, parcheggio all'inizio dello sterrato vicino alla casa degli spiriti, non so perchè sia chiamata così, ma ha un'aria un pò tetra, abbandonata ormai da tempo immmemore come tante altre case da queste parti.
Comincio a salire, ho una cartina approssimativa, scarabocchiata su un foglio bianco, così per avere alcune indicazioni in quanto voglio andare in una zona che non ho mai visitato, sono partito da 850 metri sul livello del mare, passo accanto alla fonte dello zoppo, poco sotto c'è una zona chiamata la ghiacciaio, la strada sale ripida, ma il mio è unpasso buono e non si spaventa di certo, ecco sulla sinistra l'ultimo prato, la zona è chiamata il "prato di Matteo", mi perdo a osservare la flora e la fauna, ad una curva in una zona umida ma esposta al sole una miriade di farfalle e mi incazzo perchè non ho portato la macchina fotografica, sono veramente tante e diverse, pazienza, si continua a salire poi finalmente un pò d'ombra sono dei faggi, ci voleva sono frndante di sudore che mi cola da tutte le parti, la sensazione è quella di quando mi faccio la doccia solo che sono vestito.
Continio a salire e arrivo a un bivio, sulla mia cartina scarabocchiata non esiste alcun bivio, ma si sa quà i boscaioli, quando vengono a tagliare creano nuove strade, quale sarà quella giusta?, ne prendo una quella che continua a salire, ma dopo 10 minuti mi rendo conto he non è quella giusta, la zona non la conosco, ma la strada è sbagliata, avrei dovuto andare verso il fianco della montagna, questa invece sale diritta non ha nessuna intenzione di andare verso sinistra, sono troppo stanco per tornare indietro e incuriosito decido di vedere dove porta, continuo a salire, macino i metri velocemente, il caldo è insopportabile quando mi trovo allo scoperto, dopo un bel pò la strada finisce, portava a un bosco tagliato, mi pento di non essere tornato indietro quando era il momento, voglio salire ancora ed entro nella faggeta voglio capire dove sono andato a finire, poi d'improvviso un posto conosciuto, c...o! sono arrivato in cima al crinale sono a 1100 metri, lo conosco bene il crinale e sono completamente fuori zona rispetto a dove volevo andare, decido di scendere andando per la faggeta in direzione della zona che volevo andare a vedere.
E' una discesa a capofitto giu dal crinale appenninico, ma si cammina bene in mezzo ai faggi, il mio passo è sicuro, dentro agli scarponi i piedi rispondono bene alle asperità del terreno.
Ecco ora un'altra scelta sono finito sopra un roccione, lo devo aggirare non si può continuare diritto, passo vicino ad antiche carbonaie, simbolo della vitalità dei quaeti monti nei tempi andati, scendo dentro una valletta, ma mi rendo ben presto conto che non posso continuare, allora prendo una traccia lasciata dagli animali selvatici e la percorro, mi porta su una cresta che divide due piccole valli, scelgo di rimanerci sopra e scendere la cresta, lo facevo più facile, ma non importa, mi devo aiutare con le mani in alcuni punti e a volte sono sulla nuda roccia, continuo a scendere, so che prima o poi ritrovo la strada che avevo perduto.
Finalmente, l'ho trovata, la prendo, ora vado nella direzione giusta, non è molto grande una specie di enorme sentiero, chissa quanti contrabbandieri l'hanno solcata nei secoli scorsi, dopo un pò arrivo alla metà, un guado su un torrente appenninico, questa era la mia metà, sono contento, mi riposo un pò, ascolto l'acqua del torrente è un rumore piacevole, riparto verso casa, dopo un bel pò trovo un bosco tagliato e la strada quasi impraticabile dalle piante abbattute che ostruiscono il mio passo.
Passo e vado oltre, incontro almeno tre bivi e vado a caso, non ho certezza di dove andrò a sbucare, ma continuo ad avanzare, d'improvviso da una piccola radura si alza in volo una poiana disturbata dal mio passaggio, dopo un'altro quarto d'ora sbuco sullo sterrato principale e mi ritrovo a 500 metri da dove avevo parcheggiato la macchiana, non vedo l'ora di arrivarci e salirci sopra, ho una fame tremenda.

9 commenti:

il giardino di enzo ha detto...

Bello questo racconto. Mi ricordi me: il buio, gli animali, la paura, la voglia di scoprire.
Siamo estremamente piccoli quando usciamo dalle nostre sicurezze, la Natura è grande e per niente misericordiosa, per questo mi porto sempre Gina e Max nelle mie escursioni, con loro mi sento totalmente al sicuro, sono le mie migliori guardie del mio corpo. E l'amore è corrisposto.
Ciao, buona giornata e buone cose a te

unrosetoinviacerreto ha detto...

Che bello!
Avendo una scarsa conoscenza del
bosco e dei suoi ospiti, temo di più gli esseri umani.
Ciao

equipaje ha detto...

novello chris mccandless, di questo passo finiranno per metterti un microchip, i famigli.
bel post! :)

Vera ha detto...

Bello Mauri, bello davvero.
So bene di cosa parli andavo per boschi con i miei genitori e Francesca di terre alte già da piccolissima e scherzavamo con mio padre a proposito del "filo invisibile" legato al suo naso e alla portiera della macchina. Stavamo nel bosco anche tre quattro ore vagabondando a caso, sparpagliati, spesso fuori vista, niente sentieri, cercavamo funghi e quelli non ti aspettano sul sentiero. Ci si dava una voce di tanto in tanto per tenerci in contatto, e alla fine, magicamente, il filo legato al naso ci riportava alla macchina.

Il bosco di notte, che emozione profonda, è molto tempo che non mi capita più l'occasione di viverla.

Grazie Mauri dei ricordi che mi hai riportato alla mente

mauri ha detto...

@ il giardino di enzo - Ma cosa ti può mai succedere nel bosco?, nulla il bosco si prende cura di te, ti nutre (bacche, erbe, frutti, funghi), ti offre l'acqua per rifocillarti, ti offre la legna per scaldarti, ti offre l'ombra per riposarti, ti offre la pace.
Se tutto questo ti sembra poco, allora devi cominciare ad avere paura, il bosco non ti chiede niente, solo ti offre.
Non ho paura quando sono nel bosco, cosa mi può mai succedere?, forse l'inevitabile, ma questo arriverà comunque un giorno.....
@ unrosetoinviacerreto - Ciao, condivido con te il fatto che siano da temere gli esseri umani, sono animali terribili.
@ equipaje - non voglio andare in Alaska, sai a volte vogliamo andare lontano, fare esperienze, conoscere, ma è molto più semplice e meno faticoso guardarsi attorno, le esperienze si fanno lo stesso e si arriva a conoscere comunque.
Grazie per il "bel post" detto da te è un'onore.
@ vera - sono contento di risvegliarti i bei ricordi, ma poi diciamocelo in tutta sincerità, non esiste in Italia un posto dove ti puoi perderti, è un paese tutto costruito e basta camminare che una strada e una casa la trovi dovunque, l'Italia non è il paese degli spazi infiniti, perciò è un gioco che dura poco.
Ricordo che 30 anni fa per cercare di rimanere fuori dal mondo mi ero fatto un pezzo di dolomiti camminando sempre e solo sulle creste per non scendere a valle in mezzo alla civiltà in mezzo agli uomini, ma non era solitudine, incontravo così tanta gente che tanto valeva scendere a valle e andarsi a sedere in un'osteria, forse avrei incontrato meno gente.
Un "filo invisibile" mi lega alla felicità di vagare per questi luoghi.
Ciao a tutti

m.fidanzi ha detto...

Mammamia,!!!! ho sentito le tue emozioni, quando eri nel bosco, mi hai fatto catapultare in uno dei libri che leggo spesso, e che parlano di briganti etc. sei proprio forte, lo sai? Maria

Sara ha detto...

Hai vissuto momenti davvero intensi, un atto di fiducia e anche una prova nei confronti della Natura. A tratti mi venivano in mente gli Eroici Furori di Giordano Bruno.
Mi viene in mente una donna, anzi donnone dell'appennino lei diceva che non aveva paura a girare da sola, anche in virtù della stazza: "se incontro una donna, non mi fa niente, se incontro un uomo, so cosa vuole!".

Vera ha detto...

Mauri se ti capita e se non lo hai già letto leggiti "Una passeggiata nei boschi" di Bill Bryson divertente e in tema.
Certo che se vai a spasso sulle creste più famose d'Europa mi pare difficile trovare la solitudine, anche se conoscendole, si trovano zone poco frequentate anche sulle dolomiti.

mauri ha detto...

@ m.fidanzi - mi fa piacere che tu sia riuscita a emozionarti, ma l'emozione migliore è quella di entrare nel bosco.
@ sara - Il tuo donnone mi ha fatto venire in mente altre storie, una volta come te ben sai l'appennino era tutto un via vai di gente, contrabbandieri, briganti, semplici viandanti, pellegrini, guerrieri, papi (non quello di Arcore), imperatori, ecc. ma questa è un'altra storia....
@ vera - il libro non l'ho letto e guardo se in biblioteca c'è, per quanto riguarda le Dolomiti che ben conosco non solo creste famose anche per lande desolate dove ben di rado si incontra l'uomo ho visitato, questo non vuol dire che se un posto è bellissimo ma frequentato rinuncio ad andarci, anzi magari si cerca il momento giusto, ma sarebbero altre storie da raccontare e chissa magari un giorno chissa....