Ed eccoci finalmente ad iniziare e portare avanti il progetto apistico 2011, lo so me la prendo con grande calma, ma non è che ci sia poi tutta questa grande attesa per la mia nuova arnia, ma facciamo prima una premessa per capire meglio le motivazioni che mi portano a realizzare un nuovo modello di arnia.
Nella storia dell'apicoltura solo di recente si è cercato di dare un'abitazione alle api che fosse funzionale e razionale, passando dai bugni villici a arnie delle più svariate forme e misure (dico recente perchè questo è cominciato a succedere solo attorno alla metà del 1800 e poco più di 150 anni non sono molti nella storia), in tanti si sono cimentati dall'abate, al curato, e molte volte le misure differivano di pochi centimetri le une dalle altre, a volte si creava una nuova arnia scopiazzandone una già esistente, poi nel proseguo di questa frammentazione durante i vari congressi di apicultura si è cercato di uniformare il più possibile le misure per una questione di praticità, e ottenere in questo modo una facile interscambiabilità tra i vari apicoltori.
Oggi giorno se andiamo ad acquistare un'arnia possiamo scegliere fra una da 10 telaini oppure da 12 telaini, e non serve specificare null'altro in quanto le misure si sono standardizzate, di difficile reperibilità sono le Warrè mentre per le Topbar bisogna costruirsele in quanto non si trovano nel mercato, cosa significa questo?, semplice che abbiamo uniformato l'apicultura.
Se dovessimo trasferire questo concetto sugli esseri umani è come se creassimo dei moduli abitativi per le persone e pretendessimo che la stessa abitazione venisse realizzata in riva al mare a Santa Maria di Leuca in puglia e identica si realizase a Selva di Val Gardena in trentino, senza tenere conto ne di altitudini e nemmeno di climi diversi, di escursioni termiche diverse, questo farebbe si che in una delle due abitazioni la vita risulterebbe sgradevole.
Dopo questa breve premessa e rammentando che in passato ho avuto dei piccoli apiari stanziali a 100 metri d'altitudine in pianura padana, successivamente a 500 metri d'altitudine sulle prealpi e ora il mio apiario si trova sull'appennino a 760 metri e torno a ripetrelo è stanziale, dall'osservazione del clima, le sue escursioni termiche, la flora esistente, la capacità di bottinare polline (cosa molto importante più del miele), dalle correnti d'aria presenti nella zona, dall'osservazione di come sono gli inverni e come sono le estati, ho dedotto che devo trasformare le mie arnie come descriverò accuratamente più avanti.
Un'ultima cosa prima di proseguire, non vi dirò mai che la mia arnia è la migliore in assoluto, penso solo che sia la migliore per il posto dove è situato il mio apiario e ho deciso di costruirla e metterla a confronto con un'arnia classica per confutare la validità delle mie affermazioni, sicuramente non è adatta per un posto di mare o per la pianura, anche se potrebbe funzionare comunque.
Bene ora cominciamo con le sua descrizione teorica, come punto di partenza prendiamo il telaino che è l'anima dell'arnia, un'arnia classica come misure di telaino interne ha mm. 415 x mm. 268, questo vuol dire che sviluppa un'area di cmq. 1112,2 pertanto un'arnia da 10 telaini che è quella che funziona meglio nella mia zona quando ha tutti i telaini permette alle api di lavorare su una superfice considerando entrambe le facciate del telaino pari a metri quadrati 2,2244 questa superfice serve per deporre le uova, le scorte di polline e il miele, da attente osservazioni guardandi il sistema usato dalla regina per depone le uova e comparandolo a quanto riportavo sopra ovvero le osservazioni climatiche ma non solo, ho deciso di costruire un'arnia a dieci telaini, ma contenente nove telaini più un diaframma con il telaino aventi misure interne pari a mm. 350 x mm. 350 un telaino quadrato che sviluppa un'area di cmq. 1225 considerando i nove telaini avremo una superfice di sviluppo tenute conto di entrambe le facciate pari a metri quadrati 2,205.
Come si può osservare la superfice di sviluppo differisce di pochissimo, ma dovrebbe permettere alla regina di deporre con maggiore tranquillità avendo modo di sviluppare la covata su un telaino in meno, ma approffittando dello sviluppo in verticale che dovrebbe permettere alle api di gestire meglio gli sbalzi termici primaverili, considerandi che si passa da giornate decisamente calde e primaverili come quelle dei giorni scorsi a giornate come quella odierna che trascorriamo sotto la neve, credo che il benificio si potrà vedere anche durante l'inverno permettendo al glonere di godere di una migliore gestione del caldo.
L'unico dato negativo di questo telaino credo sia quello della più difficile estrazione, ma in aiuto dovrebbe venirci il diaframma, questo telaino l'ho pensato per il benessere dell'ape e non per la praticita dell'apicultore Mauri (credo sia giusto che io fatichi almeno un pò).
Sempre per rimanere in tema telaini ho previsto di far lavorare le api da metà marzo circa fino metà novembre (questo indicativamente) a telaino freddo, mentre per il restante periodo a telaino caldo, questo comporterà due aperture d'uscita nell'arnia di misure differenti su due lati contigui, chiaramente quando sarà aperta una l'altra resterà chiusa, prevedo di conservare sempre l'uscita verso sud-est, questo comporterà un ruotare l'arnia su se stessa quando cambierò l'uscita, ma di tutto questo ne parlerò la prossima volta.
domenica 27 febbraio 2011
mercoledì 2 febbraio 2011
AMAREGGIATO E DELUSO
Amareggiato e deluso è dir poco, a dire il vero mi aspettavo molto di più, noi italiani ci meritiamo molto di più, deluso di non aver visto ne tra i big e nemmeno tra le nuove proposte di Sanremo il cantante Berlusconi accompagnato da Apicella, sono sicuro che avrebbe sicuramente vinto anzi stravinto, mi meraviglio di Morandi che non l’ha fatto partecipare, ma poi a pensarci bene ho visto le vallette quelle due vecchie pensionate la Canalis e Belen, troppo vecchie, era meglio se fossero state due minorenni, ecco forse allora………., ma cazzo su quale canale va in onda la rivoluzione?
Si diceva una risata vi seppellirà, no, qua ci seppellisce solo la merda!
sabato 22 gennaio 2011
API(CULTURA) 2011 PROGETTO parte 1
Punti fermi del progetto di api(cultura) 2011, pochi, anzi pochissimi, tutto il resto sono variabili sul tema, ma andiamo alle mie certezze:
sotto i 7 mm. le api propoliazano, sopra i 9 mm. le api creano i ponti di cera, questo è un punto che va sempre tenuto presente nella costruzione di qualsiasi tipo di arnia, altra cosa da tenere sempre presente è il detto che vuole l’ape “con piedi freddi e testa calda”.
Come possiamo vedere le certezze apparentemente sono scarse, ma possiamo aggiungerne un’altra la razza che ovviamente è l’ape mellifera ligustica, per ovvi motivi che possono sembrare banali legati al fatto che è endemica dell’Appennino e dell’Italia tutta, so che si fa un gran chiacchiericcio attorno all’ape carnica elogiandone i pregi e dicendo che è una razza più docile, ma a me tutto questo non interessa, non mi interessa se è più docile, se produce più miele o chissà che altro, mi interessa il fatto che sia endemica.
Se vogliamo ripopolare le Alpi e gli Appennini con gli orsi, useremo gli orsi bruni, di certo non gli orsi bianchi con la scusa che si vedono meglio nel bosco, ecco con le api per me vale lo stesso discorso, inoltre in una zona popolata solo di ligustica come faremo a fecondare le regine di carnica con fuchi di carnica?, il risultato sarebbero degli ibridi e questa non è la strada che ho scelto per il mio progetto.
Altre certezze sono ancora più banali e sono legate al ruolo e ciclo di vita di fuchi, operaie e ape regina, senza queste conoscenze non si potrebbe nemmeno iniziare a lavorare con le api, di queste evito di parlarne in quanto qualsiasi libro o sito da già tutte queste informazioni.
Altra cosa che tutti continuano a dirmi è quella di lavorare con le arnie esistenti senza andarmi a inventare niente, dicono che in passato c’è già stata troppa confusione di misure e forme e bisogna cercare di standardizzare il più possibile, insomma in parole povere se le tue arnie non sono standard non hanno valore commerciale sul mercato, ma visto che io del mercato me ne frego farò di testa mia come ho sempre fatto, sarò un api(cultore) eretico, nuove idee andrò a sviluppare, di conseguenza nuove misure…………………., e non andatemi a copiare, non sareste più parte del mercato, ne resterete esclusi e bollati come eretici.
(continua)
sotto i 7 mm. le api propoliazano, sopra i 9 mm. le api creano i ponti di cera, questo è un punto che va sempre tenuto presente nella costruzione di qualsiasi tipo di arnia, altra cosa da tenere sempre presente è il detto che vuole l’ape “con piedi freddi e testa calda”.
Come possiamo vedere le certezze apparentemente sono scarse, ma possiamo aggiungerne un’altra la razza che ovviamente è l’ape mellifera ligustica, per ovvi motivi che possono sembrare banali legati al fatto che è endemica dell’Appennino e dell’Italia tutta, so che si fa un gran chiacchiericcio attorno all’ape carnica elogiandone i pregi e dicendo che è una razza più docile, ma a me tutto questo non interessa, non mi interessa se è più docile, se produce più miele o chissà che altro, mi interessa il fatto che sia endemica.
Se vogliamo ripopolare le Alpi e gli Appennini con gli orsi, useremo gli orsi bruni, di certo non gli orsi bianchi con la scusa che si vedono meglio nel bosco, ecco con le api per me vale lo stesso discorso, inoltre in una zona popolata solo di ligustica come faremo a fecondare le regine di carnica con fuchi di carnica?, il risultato sarebbero degli ibridi e questa non è la strada che ho scelto per il mio progetto.
Altre certezze sono ancora più banali e sono legate al ruolo e ciclo di vita di fuchi, operaie e ape regina, senza queste conoscenze non si potrebbe nemmeno iniziare a lavorare con le api, di queste evito di parlarne in quanto qualsiasi libro o sito da già tutte queste informazioni.
Altra cosa che tutti continuano a dirmi è quella di lavorare con le arnie esistenti senza andarmi a inventare niente, dicono che in passato c’è già stata troppa confusione di misure e forme e bisogna cercare di standardizzare il più possibile, insomma in parole povere se le tue arnie non sono standard non hanno valore commerciale sul mercato, ma visto che io del mercato me ne frego farò di testa mia come ho sempre fatto, sarò un api(cultore) eretico, nuove idee andrò a sviluppare, di conseguenza nuove misure…………………., e non andatemi a copiare, non sareste più parte del mercato, ne resterete esclusi e bollati come eretici.
(continua)
martedì 18 gennaio 2011
CONOSCI LE TUE API?
Noi impariamo a conoscere il nostro cane, il nostro gatto, li vediamo crescere, costruiamo con loro un rapporto, capiamo la loro indole, sappiamo dire se sono di razza oppure se sono dei meticci, conosciamo un sacco di cose su di loro, sappiamo se sono docili o agressivi, li possiamo rendere sicuri nei nostri confronti oppure diffidenti o anche aggressivi.
Possiamo costruire un rapporto oltre che con il cane e il gatto anche con un cavallo, con un asino, con una mucca, una pecora, possiamo addestrare un canarino, insomma possiamo interagire con gli animali e avere uno scambio di sensazioni e di emozioni, ma ......
Con le api che rapporto abbiamo?, quanto possiamo dire di conoscerle?, oltre a dire che sono mansuete oppure agressive, che producono tanto o poco miele, oltre a dire se sono di razza carnica oppure ligustica oppure di razza ....., ma mi interessa sapere molto di più il rapporto profondo che riusciamo ad avere con loro, perciò apro la discussione a chi vuol dire la sua
Possiamo costruire un rapporto oltre che con il cane e il gatto anche con un cavallo, con un asino, con una mucca, una pecora, possiamo addestrare un canarino, insomma possiamo interagire con gli animali e avere uno scambio di sensazioni e di emozioni, ma ......
Con le api che rapporto abbiamo?, quanto possiamo dire di conoscerle?, oltre a dire che sono mansuete oppure agressive, che producono tanto o poco miele, oltre a dire se sono di razza carnica oppure ligustica oppure di razza ....., ma mi interessa sapere molto di più il rapporto profondo che riusciamo ad avere con loro, perciò apro la discussione a chi vuol dire la sua
sabato 15 gennaio 2011
PROGETTI D’API(CULTURA) 2011
Ad oggi mi ritrovo con tre arnie, al momento ho abbandonato la top bar a causa di problemi intercorsi con i calabroni che hanno saccheggiato e distrutto l’alveare nell’autunno/inverno 2009, nella primavera del 2010 ho popolato una nuova arnia per tornare sempre a tre alveari, ma è da questo momento che partono i progetti d’api(cultura) 2011, innanzitutto da questo post creo una nuova etichetta dal titolo “diario api 2011”, il suo intento è mettere un appunto nel blog ad ogni visita degli alveari, servirà soprattutto a me per ricordarmi quello che combino durante l’anno.
Oggi ho rifornito di candito l’arnia n°1 e n°2.
L’arnia n°1 è molto forte (circa 8 telaini di api) , stessa cosa dicasi per la n°2 (circa 9 telaini di api) , mentre la n°3 è deboluccia (circa 4/5 telaini di api).
Questo è quanto per il diario api 2011.
Passiamo ai progetti, costruzione di nuove arnie, in quanto voglio sostituire quelle attuali, allevamento di nuove regine, produzione di propoli in quantità molto maggiore di quella prodotta quest’anno, incremento degli alveari, produzione di idromele e poi un progetto per una nuova arnia con comparto estivo e comparto invernale, ne parlerò in maniera più approfondita di tutti questi argomenti a mano a mano che i progetti avanzano allegando le relative foto e misure.
sabato 8 gennaio 2011
PARTE SECONDA DEL POST PRECEDENTE O FORSE NO
In realtà avrei dovuto scrivere d’altro, ma questo periodo di assenza dal web (una specie di letargo, come un’ibernazione) mi è servito per documentarmi, prendere informazioni, un lavoro di ricerca impegnativo che spazia dalla storia alla geologia al mondo contemporaneo, il tutto calato nella piccola realtà dell’Appennino che copre la parte nord della Lunigiana, inoltre molto tempo è stato dedicato alla lettura di vecchi libri sulle api, ma andiamo per ordine, cercando di concludere frettolosamente la seconda parte del post precedente, dicendo semplicemente che basterà una grossa tempesta solare a distruggere tutta la nostra tecnologia (ma di questo ne parlerò eventualmente un’altra volta).
Vi chiederete a che pro tutta questa ricerca, tutto questo tempo a prendere informazioni? ………., semplice, ci sono in programma la costruzione di 5 parchi eolici a due passi da casa mia, non che io sia contrario all’eolico in linea di principio, anzi, se non fosse così costoso e complicato metterei volentieri una o due piccole torri sul tetto di casa per produrre energia a costo quasi zero, oltretutto oggi ne esistono di veramente piccole senza pale ma con una gabbia cattura vento altre da mezzo metro a un metro e mezzo, perciò l’impatto sarebbe quasi inesistente e senza nessun pericolo di sorta.
Ma torniamo al motivo della mia ricerca e dei miei dubbi, un primo impianto eolico già in stato avanzato sulla carta, il che vuol dire in attesa delle ultime verifiche a del nullaosta alla costruzione verrà costruito nella zona che va dal monte Groppo del Vescovo al passo del Cirone, ovvero in pieno crinale appenninico, un luogo (per ora) molto bello, il progetto prevede la costruzione di 23 pale eoliche alte oltre 150 metri, e la costruzione di una strada di servizio larga 6 metri, l’impatto del rumore è stimato a 350 metri dai piloni attorno ai 50 decibel, nel progetto la si ritiene una zona di scarso impatto ambientale anche vista la scarsa densità di popolazione per km quadrato.
Nel contesto storico ci troviamo tra due strade medioevali la via Francigena o Francesca conosciuta anche come strada di monte Bordone frequentata da prima dell’anno mille e l’altra strada medioevale quella del passo del Cirone, due strade che mettevano in comunicazione il nord con Roma. Vi sono tracce di diversi castelli o castellari caduti in rovina nel tardo medioevo, da queste strade transitarono nomi illustri dell’antichità, fu anche dominio Longobardo, da questo capiamo che sono luoghi pieni di storia.
In un contesto storico ancora più antico ci troviamo nel territorio dei liguri-apuani, popolo fiero che tenne testa alle truppe romane per lunghi anni, che solo con lo sterminio e la deportazione in massa fu piegato al volere di Roma, le tracce storico-archeologiche sono presenti lungo tutto il crinale appenninico e rimangono tutt’ora sepolte in attesa di essere portate alla luce, per maggior precisione possiamo dire che dagli scavi effettuati i reperti si trovano a una profondità che va dai 20 cm. ai 50 cm,.
La costruzione di questo parco eolico e degli altri 4 in progetto porterà a un deturpamento in maniera irreversibile del panorama del crinale, cancellerà in maniera più o meno grave degli ecosistemi presenti in quel territorio, un territorio già martoriato dalla sua fragilità a causa dell’instabilità del suolo che nei secoli lo hanno portato a continui cambiamenti e tutto questo avviene nel silenzio più assordante, come fosse cosa che non ci riguarda, solo alcune flebili voci si sono levate contro, ma sembrano quasi rassegnate all’inevitabile, che bisogna fare per salvare il territorio su cui viviamo?, torno a ripetere non sono contrario all’eolico, sono contrario a vedere costruite sul crinale appenninico decine e decine di torri alte più di 150 metri, questo mi sembra uno sfregio al territorio, di una zona già martoriata, si potrebbe aprire una parentesi sull’autostrada che l’attraversa in continua manutenzione a causa della sua costruzione in zone franose, come il viadotto di Gravagna costruito su una frana preistorica, quello di Montelungo costruito nella frana che nel 1606 distrusse il paese e che continua tutt’ora a muoversi e si potrebbe continuare così, ha un senso costruire simili abomini in un territorio così fragile e asserire che l’impatto ambientale è minimo in quanto scarsamente abitato?, io credo di no, altrimenti potremmo con questa logica andare a distruggere bellissime isole italiane solo con il pretesto che sono scarsamente abitate, magari anche gli scavi di Pompei mi sembrano scarsamente abitati e magari perché non pensare di costruirci sopra?, se la logica è questa, e cosa rimane o che benifici ne traggono gli abitanti delle zone interessate a questi parchi mi chiedo? Non credo che bisogna rassegnasi alle energie alternative a tutti i costi, purtroppo però l’andiamo di questi ultimi periodi è sconfortante e mi voglio riferire a una cosa in particolare e mi vorrete scusare se salto di palo in frasca, ma voglio trarre spunto dalla pubblicità che scorre in televisione circa il forumsulnucleare una vera demenza, questo ci fa capire quanto poco siamo in grado di ragionare.
Perché mi accingo a dire questo, semplice già una volta gli italiani si sono espressi nel merito di questa materia, ma questo al momento poco importa, la demenza vera sta nel fatto di volerci far schierare contro o a favore del nucleare, ma chi fa questo sa che tutto questo non conta assolutamente niente in quanto il governo italiano ha già preso una decisione in merito, ovvero costruire le centrali nucleari.
Ma mi chiedo l’essere a fare o contro il nucleare implica anche dover rassegnarsi sulla costruzione dei parchi eolici e relativi scempi ambientali?
Tutto questo mi ha portato a trovare una risposta, circa chi sono io e cosa voglio fare, chi sono io è semplice un eretico e voglio fare l’eretico (da non confondere con il significato religioso del termine), io voglio portare avanti la mia eresia e voglio fare l’eretico.
L’argomento api lo rimando alla prossima volta troppe cose ho da dire e scrivere, e non ritengo nemmeno concluso quello sui parchi eolici, diciamo che questa era una premessa.
Vi chiederete a che pro tutta questa ricerca, tutto questo tempo a prendere informazioni? ………., semplice, ci sono in programma la costruzione di 5 parchi eolici a due passi da casa mia, non che io sia contrario all’eolico in linea di principio, anzi, se non fosse così costoso e complicato metterei volentieri una o due piccole torri sul tetto di casa per produrre energia a costo quasi zero, oltretutto oggi ne esistono di veramente piccole senza pale ma con una gabbia cattura vento altre da mezzo metro a un metro e mezzo, perciò l’impatto sarebbe quasi inesistente e senza nessun pericolo di sorta.
Ma torniamo al motivo della mia ricerca e dei miei dubbi, un primo impianto eolico già in stato avanzato sulla carta, il che vuol dire in attesa delle ultime verifiche a del nullaosta alla costruzione verrà costruito nella zona che va dal monte Groppo del Vescovo al passo del Cirone, ovvero in pieno crinale appenninico, un luogo (per ora) molto bello, il progetto prevede la costruzione di 23 pale eoliche alte oltre 150 metri, e la costruzione di una strada di servizio larga 6 metri, l’impatto del rumore è stimato a 350 metri dai piloni attorno ai 50 decibel, nel progetto la si ritiene una zona di scarso impatto ambientale anche vista la scarsa densità di popolazione per km quadrato.
Nel contesto storico ci troviamo tra due strade medioevali la via Francigena o Francesca conosciuta anche come strada di monte Bordone frequentata da prima dell’anno mille e l’altra strada medioevale quella del passo del Cirone, due strade che mettevano in comunicazione il nord con Roma. Vi sono tracce di diversi castelli o castellari caduti in rovina nel tardo medioevo, da queste strade transitarono nomi illustri dell’antichità, fu anche dominio Longobardo, da questo capiamo che sono luoghi pieni di storia.
In un contesto storico ancora più antico ci troviamo nel territorio dei liguri-apuani, popolo fiero che tenne testa alle truppe romane per lunghi anni, che solo con lo sterminio e la deportazione in massa fu piegato al volere di Roma, le tracce storico-archeologiche sono presenti lungo tutto il crinale appenninico e rimangono tutt’ora sepolte in attesa di essere portate alla luce, per maggior precisione possiamo dire che dagli scavi effettuati i reperti si trovano a una profondità che va dai 20 cm. ai 50 cm,.
La costruzione di questo parco eolico e degli altri 4 in progetto porterà a un deturpamento in maniera irreversibile del panorama del crinale, cancellerà in maniera più o meno grave degli ecosistemi presenti in quel territorio, un territorio già martoriato dalla sua fragilità a causa dell’instabilità del suolo che nei secoli lo hanno portato a continui cambiamenti e tutto questo avviene nel silenzio più assordante, come fosse cosa che non ci riguarda, solo alcune flebili voci si sono levate contro, ma sembrano quasi rassegnate all’inevitabile, che bisogna fare per salvare il territorio su cui viviamo?, torno a ripetere non sono contrario all’eolico, sono contrario a vedere costruite sul crinale appenninico decine e decine di torri alte più di 150 metri, questo mi sembra uno sfregio al territorio, di una zona già martoriata, si potrebbe aprire una parentesi sull’autostrada che l’attraversa in continua manutenzione a causa della sua costruzione in zone franose, come il viadotto di Gravagna costruito su una frana preistorica, quello di Montelungo costruito nella frana che nel 1606 distrusse il paese e che continua tutt’ora a muoversi e si potrebbe continuare così, ha un senso costruire simili abomini in un territorio così fragile e asserire che l’impatto ambientale è minimo in quanto scarsamente abitato?, io credo di no, altrimenti potremmo con questa logica andare a distruggere bellissime isole italiane solo con il pretesto che sono scarsamente abitate, magari anche gli scavi di Pompei mi sembrano scarsamente abitati e magari perché non pensare di costruirci sopra?, se la logica è questa, e cosa rimane o che benifici ne traggono gli abitanti delle zone interessate a questi parchi mi chiedo? Non credo che bisogna rassegnasi alle energie alternative a tutti i costi, purtroppo però l’andiamo di questi ultimi periodi è sconfortante e mi voglio riferire a una cosa in particolare e mi vorrete scusare se salto di palo in frasca, ma voglio trarre spunto dalla pubblicità che scorre in televisione circa il forumsulnucleare una vera demenza, questo ci fa capire quanto poco siamo in grado di ragionare.
Perché mi accingo a dire questo, semplice già una volta gli italiani si sono espressi nel merito di questa materia, ma questo al momento poco importa, la demenza vera sta nel fatto di volerci far schierare contro o a favore del nucleare, ma chi fa questo sa che tutto questo non conta assolutamente niente in quanto il governo italiano ha già preso una decisione in merito, ovvero costruire le centrali nucleari.
Ma mi chiedo l’essere a fare o contro il nucleare implica anche dover rassegnarsi sulla costruzione dei parchi eolici e relativi scempi ambientali?
Tutto questo mi ha portato a trovare una risposta, circa chi sono io e cosa voglio fare, chi sono io è semplice un eretico e voglio fare l’eretico (da non confondere con il significato religioso del termine), io voglio portare avanti la mia eresia e voglio fare l’eretico.
L’argomento api lo rimando alla prossima volta troppe cose ho da dire e scrivere, e non ritengo nemmeno concluso quello sui parchi eolici, diciamo che questa era una premessa.
lunedì 6 settembre 2010
Limiti decadenza e morte di una civiltà (prima parte)
Numerose civiltà si sono succedute nei secoli, hanno toccato l'apice e poi come d'incanto sono sparite, inghiottite dalla storia, quasi a perderne traccia.
Una civiltà assomiglia un pò a un seme che pianto nell'orto, a volte rigoglioso a volte stentato, con una vita che lo porta all'apice per poi scomparire, a volte per sempre a volte diverso perchè la libera impollinazione lo ha mutato.
Partiamo da cose recenti, i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki in Giappone, la stupidita ha cancellato la storia di queste due città, non esiste più un prima una storia, esiste solo quel momento fatidico e tutto quello che è venuto dopo, sopravvissuti, racconti, tutto legato a quel momento, che in una frazione di secondo ha cancellato la storia.
Anni prima ci fù la prima guerra mondiale che durò poco più di tre anni, alla sua fine si contarono circa dieci milioni di morti, frutto dell'idiozia umana, se questa guerra non fosse finita un fatto esterno l'avrebbe fatta terminare ovvero i circa 50 milioni di morti causati dalla febbre spagnola nei sei mesi che seguirono la fine della guerra, in totale 60 milioni di morti che modificarono la storia futura.
Andando a ritroso e senza dilungarsi troppo, alcuni secoli di inquisizione e caccia alle streghe fecero perdere la sapienza popolare sulle erbe, rendendoci più poveri nella conoscenza.
Ma giungiamo al dunque, nell'antichità il sapere fu riunito in un'unico posto ovvero la biblioteca di Alessandria, in essa era stata riunita tutta la conoscenza del mondo antico, tutte le menti più brillanti del tempo la frequentavano era il massimo della cultura e della conoscenza del tempo, poi in un attimo il fuoco e la conoscenza andò perduta, oggi come oggi si fanno dei ritrovamenti di qualche papiro o frammenti di tavole, ma questo è nulla in confronto a quello che andò perduto, è come salvare un libro in mezzo a migliaia e migliaia di volumi.
Un libro non racconta nulla di più di quello che contiene e non sapremo mai cosa era scritto negli altri.
Ora torniamo al presente, il libro di carta stampata sta scomparendo, al suo posto libri virtuali, ma sopratutto internet che altri non è che un'informazione virtuale ovvero senza materia, in questo momento tutta la conoscenza viene riversata in rete, noi non scriviamo più su carta, ma digitiamo su una tastiera, e salviamo su un disco rigido o su una chiavetta, ma a volte su un server remoto che non sappiamo nemmeno dove sitrova, un posto senza luogo.
Ecco tutto questo è il limite che segnerà la decadenza e la morte della nostra civiltà così come la conosciamo.
Nella seconda parte cosa porterà alla scomparsa del nostro sapere.
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