Alla luce delle recenti alluvioni e smottamenti mi sembra giusto illustrare il bacino idrografico del Magra, che non è composto solo dal fiume omonimo e dal fiume Vara, ma da un'altra infinità di piccoli torrenti e rii, tutto questo per una maggiore precisione di dettagli, nel post precedente ne descrivevo i confini, ora le sue acque.
Il fiume Magra inizia il suo corso nella serra che unisce il Monte Borgognone al monte Tavola, sul crinale Appenninico a circa 1400 metri e stende qualche ramo pure sulle pendici occidentali del secondo di questi monti.
Sbocca in mare dopo aver percorso circa 62 Km.; ha un bacino di 1655 km², è alimentato nella sua prima parte da piccole sorgive, sotto il paese di Groppodalosio incontra il primo torrente, presso l'abitato di Mignegno incontra il torrente Magriola e giunge fino a Pontremoli.
Qui giunti i suoi principali affluenti di sinistra sono: il torrente Caprio che proviene dal monte Orsaro percorrendo 8 Km., il torrente Bagnone di una certa importanza che nasce dai monti Brusà e Silara a circa 1500 m., con un percorso di 8 Km., rimpinguato dai torrenti Rendivalle, Acquetta e con il fosso Mangiola;
il torrente Civiglia che nasce dal monte S. Antonio;
il torrente Taverone composto di due rami: Taverone di Comano e Taverone di Linari che si congiungono dopo 7 Km., e sboccano nel Magra dopo altri 16 Km.;
il fiume Aulella maggiore dei confluenti di sinistra per ampiezza del suo bacino e per quantità di acqua.
Ha origine sulle falde occidentali del monte Tondo a circa 1500 m. ed ha un percorso di circa 28 Km., nel tronco che termina a Casola di Lunigiana riceve a destra il fosso della Selva o di Verdiana e a sinistra il fosso Montefiore. Presso Casola confluiscono nell'Aulella il torrente Tassonara, e il Lucido ricco dell'acqua di molte sorgenti, si distingue in due rami, il Lucido di Vinca che scende dai Monti Sagro e Pizzo d'Uccello, arricchendosi di molte sorgenti ed accogliendo il fosso Canalonga ed il canale del Ri; mentre il Lucido di Equi scende povero d'acqua con il nome di Canale di Cerreto dal monte Baldozzana a circa 515 m.; rimpinguandosi poi con la sorgente detta acqua di Palata e con i torrenti: Ferraneto, Ugliano e Solco e con il fosso Fagli.
L'Aulella riceve anche il fosso Tufo e il torrente Rosaro che nasce con il nome di Pezzalunga dal monte La Nuda a 1400 m. con un percorso di 20 Km., ricevendo le sorgenti Tecchia della Rosa e passando per il lago Lungo (Padule).
Il Rosaro presso Sassalbo incontra a destra il rio Torbido, quasi sempre asciutto, ed a sinistra il rio Secco, che , ironia del nome, non asciuga mai, quindi il torrente Mommio.
L'Aulella riceve ancora, a destra il torrente Arcinazzo ed a sinistra il Bardine.
Sono pure affluenti del Magra i piccoli rivi: Falcinello, Calcandola ed Isolone scendenti dalle colline di Sarzana, e il torrente Bettigna che scende dal monte Bastione.
Ripartendo da Pontremoli ora vediamo gli affluenti di destra che sono: il Verde che nasce tra i monti Boschetto e Spiaggi a circa 1450 m., con un percorso di 15 Km., ricco d'acqua in ogni stagione raccoglie le acque dei torrenti Verdesina e Belinga; il Gordana che nasce alle falde del monte Gottero raccogliendo le acque di numerose polle e dei torrenti Muriccio, Vaccareccia, Fiume, Rumore e Dorgiola; il Teglia che ha origine dal monte Tondo e percorre 12 Km.; la Mangiola che nasce sotto il monte Cornoviglio a circa 1000 m., e percorre 8 Km.; la Geriola che ha origine alla base del monte Corniviglio e percorre 6,5 Km.; l'Osca che nasce con diversi rami alle falde del monte Cornoviglio e percorre 8 Km.; il Pénolo che nasce a Giovagallo e percorre 4 Km.; il Cisolagna che nasce dal monte Poggio e percorre 4,5 Km.; il fiume Vara che è il maggiore affluente del Magra per lunghezza di corso e per ampiezza di bacino, Km² 590, nasce dal monte Zatta a ovest del paese di Varese ad un'altitudine di 1400 m., e dopo un percorso di circa 58 Km., si getta nel Magra presso l'abitato di Vezzano a 16 Km. dalla foce.
Il Vara ha numerosi affluenti sulla destra, i principali torrenti sono: il Borsa o Borza che discende da monte Porcile e percorre 9 Km.; il Torza che scende dalle pendici del monte Groppi a 500 m. e percorre 8 Km.; il Travo o Trabucco che nasce dal monte Groppi e percorre 11 Km.; il Malacqua o Malegua che discende da Monte Brazzo percorrendo 7,5 Km. con gli affluenti Carponera e Carasola;
il Trebano, l'Agnola, il Roncasetto, il Tuvo, il Pugliaschina con gli affluenti Ago, Redanega e Cassana;
il Pignone che scende dal monte Malpertuso e si unisce al rio Casale, percorrendo 14 Km.;
il Ricco che nasce dal monte Gagionara; il Gaveglia che nasce dai monti Cuna e Parodi e percorre 12 Km.; il Gambertano, il Gorda, la Durasca che scende da Marinasco e il Bottagna.
Sono affluenti di sinistra del Vara i torrenti: il Chilionella, la Scagliona, il Corvara, la Stora che scende da monte Scassello, la Durla che nasce da monte Gottero, la Raschia, la Gottera il maggior affluente del Vara che proviene da monte Focetto, la Mangia che nasce da Zignago e s'impingua con le acque del Cassarola, la Cravegnola o Gravegnola che raccoglie i rivi scendenti dal monte Dragnone, della Gruzza da Veppo, e l'Usurana che nasce da monte Cornoviglio.
A completare il bacino idrografico del fiume Magra troviamo il torrente Carrione che nasce da monte Spallone a 1400 m. col nome di Giachetto fino a Colonnata ed ha un percorso di 14 Km. con discreta portata e un bacino di 52 Km². Alla sua destra viene ingrossato dal Canale di Torano che nasce presso Campo Cecina ad ovest del monte Boria, con il nome di Valle d'Abbia, che cambia in quello di Canale Percinacchia, finchè poco prima dell'abitato di Torano incontra la valle di Ravacchione, ed il canale Sponda;
dal canale di Gragnana, detto al principio canale della Tecchia, sussidiato dalle due valli di Salto e di Liccia, poi da quella di Castelpoggio; alla destra sbocca il torrente Valenza.
Altro torrente importante è il Frigido che nasce dal monte sagro a 1600 m. d'altezza col nome di rio Secco e di canale Fondone, ha un percorso di 14 Km. e la sua portata oscilla grandemente secondo le precipitazioni meteoriche. Esso ha un bacino di 56 Km², suoi affluenti di destra sono il canale di Renana o torrente di Guadine che ha un percorso di 5 Km., il fosso del Cartaro che ha un percorso di circa mezzo chilometro e raccoglie le acque della polla del Cartaro e il fosso di Bergiola.
Affluenti di sinistra sono: il fosso Nero o d'Antona che nasce dalla sorgente Buca; il fosso di Piastra ed il fosso delle Campanelle.
Vi sono infine alcuni corsi d'acqua minori, abbiamo tra il fiume Magra e il Carrione, il torrente Parmignola che scende dai monti La Pizza e Pizzicato immetendosi direttamente nel mare, separando la pianura lunense dalla pianura litoranea di Avenza.
Nel tratto litoraneo opposto oltre la foce del Magra vi sono diversi rivi, torrentelli e fossi con bacini di pochissima importanza.
Nel golfo della Spezia si versano, scendendo dalle alture orientali i torrenti di Fiascherino, il Quercio, che scende da monte Brangi, il Partigide presso Santerenzo, la Fossa Mastra, il canale di Ferrarezza, il canale dei Cappelletti, la Dorgia vecchia.
Scendono dai monti occidentali i canali : di Biassa, il Fabiano, il Caporacca, l'Abbeveratoio del Neto, tutti corsi d'acqua quasi sempre asciutti, meno la Fossa Mastra, che raccoglie nella pianura degli Stagnoni molti canaletti.
Nella zona del mar Ligure mettono foce: il torrente Deiva diviso in tre rami di Mezzima, di Piazza e di Castagnola, i torrenti Rossara e Raboasco, il primo sbocca alla stazione ferroviaria di Bonassola, il secondo passa in vicinanza del paese, il torrente Canterana presso Levanto, il torrente Vernazza che attraversa il paese omonimo, il rio Molinello presso Corniglia, il canale del Groppo presso Manarola, il torrente Vallecchia ed il rio Maggiore presso la stazione ferroviaria di Riomaggiore.
Rimando alla prossima volta il discorso su sorgenti, laghi, acquitrini e acque minerali presenti nel nostro bacino, quanto scritto è stato tratto dagli studi fatti da C. Caselli.
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sabato 5 novembre 2011
sabato 29 ottobre 2011
Dall'alluvione al medioevo
Nei giorni scorsi siamo stati colpiti da una tremenda alluvione che ha stravolto il territorio, lo ha ferito a morte, facendo precipitare alcune zone in una specie di medioevo, comunicazioni interrotte, stradali, ferroviarie, telefoniche, di conseguenza mancanza di internet, in certe zone mancanza totale dell'acqua, della luce del gas, in altre zone è andata peggio, case distrutte, automobili inghiottite dalle acque.
Di immagini ne abbiamo viste molte in televisione e tutte dai contenuti apocalittici, vorrei fare una piccola considerazione su questo disastro, questa alluvione ha colpito una precisa regione idrografica, per capire meglio riporto alcune citazioni di antichi autori.
Quella regione a sè situata tra Toscana e Liguria la Lunigiana così definita da Francesco Poggi
« Una regione montagnosa formata da due gruppi, uno spettante alla catena appenninica, l'altro costituente la Alpi Apuane, il paese le cui acque sono raccolte dal bacino idrografico Magra-Vara. Le creste dei monti che circoscriverebbero questo bacino formerebbero il confine teorico della Lunigiana; ma tutti comprendono che il contrafforte appenninico, che trovasi alla destra della Vara e dell'ultimo tratto della Magra dalla confluenza dei due fiumi alla foce, non può essere diviso, perchè il versante occidentale discende e talora precipita nel mare, e non alimenta alcun bacino fluviale propriamente detto, essendo percorso, e ad intervalli abbastanza grandi, da piccoli torrenti in valli anguste che mettono direttamente alla costa. Cosicche tale contrafforte deve essere considerato da un certo punto in poi come una spessa parete al bacino Magra-Vara, e facendo quindi parte indivisibile ed integrante dello stesso bacino. a voler essere esatti, il paese così limitato comprenderebbe comprenderebbe, oltre il bacino della Magra-Vara, propriamente detto, anche il territorio litoraneo ad esso corrispondente, con le piccole valli che lo intersecano, prima fra tutte quella del Frigido » (1)
Il Caselli così definiva:
« Perciò i confini della Lunigiana, sono ben definiti, a S.-O. dal mare, tra la punta del Rospo, presso Deiva, al fosso del Cinquale, emissario del lago Porta, a S.-E. dallo spartiacque fra i bacini del Frigido e della Serra, spartiacque formato dalla vetta di varie collinette e dai monti delle Apuane; a N.-E, Nord e N.-O.dallo spartiacque della Magra formato dalla cresta appenninica; a Ovest dal tratto dello spartiacque della Vara a cui fanno seguito i monti e i poggi che declinano al mare » (2)
Scarse e incerte notizie storiche della regione le troviamo dal Bruzza che asserisce:
« il territorio Lunense fu già de' Liguri Apuani; ma, vinti che furono dai Romani l'anno 574 di Roma (180 a.c.), venne condotta a Luni una colonia di cittadini romani, ai quali furono assegnati terreni, ch'erano parte del territorio di Pisa. Tre anni dopo, cioè nel 577 di Roma (177 a.c.), vi furonio aggiunti altri duemila cittadini e dati ad ogni colono cinquantuno jugero e mezzo di terra presa ai Liguri, istituendo così una colonia, che stando sulla frontiera della Repubblica, fosse si forte, che bastasse a respingere gli assalti nemici » (3)
Non vi sono dubbi intorno alla descrizione fotografica del Golfo lasciataci dal geografo greco Strabone (Geografia, libr.V), tradotta dal Prof. Manara Valgimigli « Fra questi luoghi v'è la città e il porto di Luni; ma i Greci dicono città e porto di Selene. La città non è grande, il porto invece è grandissimo e bellissimo, e racchiude in sè più porti i quali sono tutti assai profondi benchè vicinissimi alla riva: e difatti questo porto era stato scelto bene come luogo d'ormeggio da uomini che furono padroni per molto tempo di questo mare. Inoltre questo porto è tutto chiuso in giro da alti monti, dai quali si vede già l'ampia distesa del mare ........ E vi sono cave non solo di marmo candido, ma anche di marmo screziato e striato di vene cerulee; e ve ne sono tante e così grandi, e danno tali colonne e lastre di un sol pezzo, che la più parte delle migliori opere che si vedono a Roma e nelle altre città trassero di qui il loro materiale. E del resto questo marmo è di facile trasporto, perchè le cave sono sui monti che sovrastano il vicino mare, e a sua volta il Tevere riceve facilmente i carichi che provengono dal mare ».
Da quste premesse riusciamo a capire che la zona colpita dall'alluvione è una sola quella del bacino idrografico Margra-Vara, diro di più una volta Luni (zona archeologica) aveva il suo porto, oggi è lontanissima dal mare, altre città litoranee avevano il porto e ora sono lontanissime dal mare, Spezia è sorta dall'interramento di parte del golfo e così altre zone, questo ci fa capire nel corso di 2000 anni quanto materiale è stato portato a valle da questi torrenti.
Il territorio sopra descritto non sono rare le frane per scorrimento e scoscedimento, provocate specialmente dalla erosione dell'acqua in seguito ad abbondanti precipitazioni atmosferiche.
Il Targioni (4) ricorda di un'enorme frana avvenuta nel 1606 a Montelungo, confine del Pontremolese con la provincia di Parma, sotto la quale rimase sepolto il villaggio omonimo le cui rovine furono disotterate in parte nel 1747. Ricorda inoltre un'altra frana avvenuta nel Pontremolese nel 1732, che atterrò ponti e case e causo la morte di parecchie persone e moltissimo bestiame con un danno di oltre 100 mila scudi.
Una frana di considerevoli dimensioni avvenne il 26 dicembre 1853 tra Vernazza e Corniglia, il zona chiamata Guvan, travolse tutto vigneti, case e precipitò in mare, causando anche un sommovimento del mare creando l'emersione di un tratto di fondale marino.
Sempre nella zona sono presenti tratti di terreno alluvionale, nella valle del Magra sono a Pontremoli, Villafranca, Tresana, Aulla, Santo Stefano, Cepparana, Sarzana e Luni.
Nella valle del Vara li troviamo a Brugnato, Borghetto Vara, Cavanella, Follo e Bottagna.
Questo per dire che alluvioni più o meno intense ci sono sempre state, ma se costruisci come ad Aulla dentro l'alveo del fiume, prima o poi il fiume ritorna a riprendere il suo letto, quindi ci sono delle precise responsabilità in merito all'accaduto, anche a Borghetto Vara probabilmente esistono delle responsabilità sull'accaduto.
A Pontremoli invece abbiamo delle situazioni fantozziane, ponti antichi che benissimo hanno retto la furia delle acque, mente un ponte costruito pochissimi anni fa voluto fortemente dall'amministrazione Ferri per unire la nuova zona artigianale con l'innesto dell'autostrada ha avuto un pilone piegato, ma chi sono stati quei proggettisti dilettanti che non hanno saputo costruire?
Un discorso diverso da fare per Mulazzo, antico borgo ora evaquato, la furia delle acque è stata immane e credo che solo in parte possiamo dare la colpa all'uomo, così come nelle cinque terre, parte della causa va ricercata nell'incuria dell'uomo, ma buona parte è dovuta alla bomba d'acqua.
Esistono tante tantissime storie che andrebbero raccontate, storie di morti, storie di gente che ha perso tutto, ma già tanto ne parlano i media, io voglio solo raccontare in breve la storia del canile comprensoriale della comunità montana della Lunigiana, anche lui costruito sulla riva di un torrente ospitana circa 215 cani, e a fianco con i soldi dei volontari era stata costruita una clinica per cani di proprietà dell'associazione, ebbene è stata distrutta dalla forza delle acque, mentre il restante canile è andato distrutto in buona parte sono morti alcuni cani e dei cuccioli, ora una piccola parte dei cani sono stati portati in altre strutture, ma ne rinangono ancora tantissimi è ci sarebbe bisogno di persone volonterose che li prendessero, i volontari stanno già lavorando per ripristinare il ripristinabile, ma è difficile anche andare al canile, la strada con cui si giungeva è stata distrutta perciò si può solo andare a piedi, hanno anche aperto una sottoscrizione per aiutare questa piccola ricostruzione per ridare una casa a questi nostri amici a 4 zampe.
Come potete vedere l'alluvione ha mille sfacettature, io mi ritengo fortunato perche non ho subito danni di sorta ma c'è gente che ha perso tutto, proprio tutto e possiede solo quello che indossa.
Tornando al titolo "dall'alluvione al medioevo" voglio solo dire che con le comunicazioni interrotte e non potendo comunicare con i cellulari viaggiavano leggende metropolitane ma anche un'infinità di informazioni vere che potevano essere trasmesse solo con il passa parola, un'ultima cosa durante quel breve lasso di tempo gli unici soldi erano quelli che avevi in tasca, bancomat e carte di credito non servivano non erano utilizzabili.
Se nel vostro piccolo potete fare qualcosa fatelo, grazie.
(1) F. Poggi, La storia della Lunigiana. In "Atti del congrsso per il riordinamento amministrativo della Lunigiana, promosso dal Comune della Spezia". La Spezia, 1914.
(2) C. Caselli, La Lunigiana geologica e preistorica. La Spezia, 1926.
(3) L. Bruzza, Sui marmi lunensi. In "Dissertazione della Pontificia Accademia Romana di Archeologia". Roma, 1884.
(4) G. Targioni, Relazione di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana. Vol. X, Firenze, 1768-1769.
Di immagini ne abbiamo viste molte in televisione e tutte dai contenuti apocalittici, vorrei fare una piccola considerazione su questo disastro, questa alluvione ha colpito una precisa regione idrografica, per capire meglio riporto alcune citazioni di antichi autori.
Quella regione a sè situata tra Toscana e Liguria la Lunigiana così definita da Francesco Poggi
« Una regione montagnosa formata da due gruppi, uno spettante alla catena appenninica, l'altro costituente la Alpi Apuane, il paese le cui acque sono raccolte dal bacino idrografico Magra-Vara. Le creste dei monti che circoscriverebbero questo bacino formerebbero il confine teorico della Lunigiana; ma tutti comprendono che il contrafforte appenninico, che trovasi alla destra della Vara e dell'ultimo tratto della Magra dalla confluenza dei due fiumi alla foce, non può essere diviso, perchè il versante occidentale discende e talora precipita nel mare, e non alimenta alcun bacino fluviale propriamente detto, essendo percorso, e ad intervalli abbastanza grandi, da piccoli torrenti in valli anguste che mettono direttamente alla costa. Cosicche tale contrafforte deve essere considerato da un certo punto in poi come una spessa parete al bacino Magra-Vara, e facendo quindi parte indivisibile ed integrante dello stesso bacino. a voler essere esatti, il paese così limitato comprenderebbe comprenderebbe, oltre il bacino della Magra-Vara, propriamente detto, anche il territorio litoraneo ad esso corrispondente, con le piccole valli che lo intersecano, prima fra tutte quella del Frigido » (1)
Il Caselli così definiva:
« Perciò i confini della Lunigiana, sono ben definiti, a S.-O. dal mare, tra la punta del Rospo, presso Deiva, al fosso del Cinquale, emissario del lago Porta, a S.-E. dallo spartiacque fra i bacini del Frigido e della Serra, spartiacque formato dalla vetta di varie collinette e dai monti delle Apuane; a N.-E, Nord e N.-O.dallo spartiacque della Magra formato dalla cresta appenninica; a Ovest dal tratto dello spartiacque della Vara a cui fanno seguito i monti e i poggi che declinano al mare » (2)
Scarse e incerte notizie storiche della regione le troviamo dal Bruzza che asserisce:
« il territorio Lunense fu già de' Liguri Apuani; ma, vinti che furono dai Romani l'anno 574 di Roma (180 a.c.), venne condotta a Luni una colonia di cittadini romani, ai quali furono assegnati terreni, ch'erano parte del territorio di Pisa. Tre anni dopo, cioè nel 577 di Roma (177 a.c.), vi furonio aggiunti altri duemila cittadini e dati ad ogni colono cinquantuno jugero e mezzo di terra presa ai Liguri, istituendo così una colonia, che stando sulla frontiera della Repubblica, fosse si forte, che bastasse a respingere gli assalti nemici » (3)
Non vi sono dubbi intorno alla descrizione fotografica del Golfo lasciataci dal geografo greco Strabone (Geografia, libr.V), tradotta dal Prof. Manara Valgimigli « Fra questi luoghi v'è la città e il porto di Luni; ma i Greci dicono città e porto di Selene. La città non è grande, il porto invece è grandissimo e bellissimo, e racchiude in sè più porti i quali sono tutti assai profondi benchè vicinissimi alla riva: e difatti questo porto era stato scelto bene come luogo d'ormeggio da uomini che furono padroni per molto tempo di questo mare. Inoltre questo porto è tutto chiuso in giro da alti monti, dai quali si vede già l'ampia distesa del mare ........ E vi sono cave non solo di marmo candido, ma anche di marmo screziato e striato di vene cerulee; e ve ne sono tante e così grandi, e danno tali colonne e lastre di un sol pezzo, che la più parte delle migliori opere che si vedono a Roma e nelle altre città trassero di qui il loro materiale. E del resto questo marmo è di facile trasporto, perchè le cave sono sui monti che sovrastano il vicino mare, e a sua volta il Tevere riceve facilmente i carichi che provengono dal mare ».
Da quste premesse riusciamo a capire che la zona colpita dall'alluvione è una sola quella del bacino idrografico Margra-Vara, diro di più una volta Luni (zona archeologica) aveva il suo porto, oggi è lontanissima dal mare, altre città litoranee avevano il porto e ora sono lontanissime dal mare, Spezia è sorta dall'interramento di parte del golfo e così altre zone, questo ci fa capire nel corso di 2000 anni quanto materiale è stato portato a valle da questi torrenti.
Il territorio sopra descritto non sono rare le frane per scorrimento e scoscedimento, provocate specialmente dalla erosione dell'acqua in seguito ad abbondanti precipitazioni atmosferiche.
Il Targioni (4) ricorda di un'enorme frana avvenuta nel 1606 a Montelungo, confine del Pontremolese con la provincia di Parma, sotto la quale rimase sepolto il villaggio omonimo le cui rovine furono disotterate in parte nel 1747. Ricorda inoltre un'altra frana avvenuta nel Pontremolese nel 1732, che atterrò ponti e case e causo la morte di parecchie persone e moltissimo bestiame con un danno di oltre 100 mila scudi.
Una frana di considerevoli dimensioni avvenne il 26 dicembre 1853 tra Vernazza e Corniglia, il zona chiamata Guvan, travolse tutto vigneti, case e precipitò in mare, causando anche un sommovimento del mare creando l'emersione di un tratto di fondale marino.
Sempre nella zona sono presenti tratti di terreno alluvionale, nella valle del Magra sono a Pontremoli, Villafranca, Tresana, Aulla, Santo Stefano, Cepparana, Sarzana e Luni.
Nella valle del Vara li troviamo a Brugnato, Borghetto Vara, Cavanella, Follo e Bottagna.
Questo per dire che alluvioni più o meno intense ci sono sempre state, ma se costruisci come ad Aulla dentro l'alveo del fiume, prima o poi il fiume ritorna a riprendere il suo letto, quindi ci sono delle precise responsabilità in merito all'accaduto, anche a Borghetto Vara probabilmente esistono delle responsabilità sull'accaduto.
A Pontremoli invece abbiamo delle situazioni fantozziane, ponti antichi che benissimo hanno retto la furia delle acque, mente un ponte costruito pochissimi anni fa voluto fortemente dall'amministrazione Ferri per unire la nuova zona artigianale con l'innesto dell'autostrada ha avuto un pilone piegato, ma chi sono stati quei proggettisti dilettanti che non hanno saputo costruire?
Un discorso diverso da fare per Mulazzo, antico borgo ora evaquato, la furia delle acque è stata immane e credo che solo in parte possiamo dare la colpa all'uomo, così come nelle cinque terre, parte della causa va ricercata nell'incuria dell'uomo, ma buona parte è dovuta alla bomba d'acqua.
Esistono tante tantissime storie che andrebbero raccontate, storie di morti, storie di gente che ha perso tutto, ma già tanto ne parlano i media, io voglio solo raccontare in breve la storia del canile comprensoriale della comunità montana della Lunigiana, anche lui costruito sulla riva di un torrente ospitana circa 215 cani, e a fianco con i soldi dei volontari era stata costruita una clinica per cani di proprietà dell'associazione, ebbene è stata distrutta dalla forza delle acque, mentre il restante canile è andato distrutto in buona parte sono morti alcuni cani e dei cuccioli, ora una piccola parte dei cani sono stati portati in altre strutture, ma ne rinangono ancora tantissimi è ci sarebbe bisogno di persone volonterose che li prendessero, i volontari stanno già lavorando per ripristinare il ripristinabile, ma è difficile anche andare al canile, la strada con cui si giungeva è stata distrutta perciò si può solo andare a piedi, hanno anche aperto una sottoscrizione per aiutare questa piccola ricostruzione per ridare una casa a questi nostri amici a 4 zampe.
Come potete vedere l'alluvione ha mille sfacettature, io mi ritengo fortunato perche non ho subito danni di sorta ma c'è gente che ha perso tutto, proprio tutto e possiede solo quello che indossa.
Tornando al titolo "dall'alluvione al medioevo" voglio solo dire che con le comunicazioni interrotte e non potendo comunicare con i cellulari viaggiavano leggende metropolitane ma anche un'infinità di informazioni vere che potevano essere trasmesse solo con il passa parola, un'ultima cosa durante quel breve lasso di tempo gli unici soldi erano quelli che avevi in tasca, bancomat e carte di credito non servivano non erano utilizzabili.
Se nel vostro piccolo potete fare qualcosa fatelo, grazie.
(1) F. Poggi, La storia della Lunigiana. In "Atti del congrsso per il riordinamento amministrativo della Lunigiana, promosso dal Comune della Spezia". La Spezia, 1914.
(2) C. Caselli, La Lunigiana geologica e preistorica. La Spezia, 1926.
(3) L. Bruzza, Sui marmi lunensi. In "Dissertazione della Pontificia Accademia Romana di Archeologia". Roma, 1884.
(4) G. Targioni, Relazione di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana. Vol. X, Firenze, 1768-1769.
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