Il fine settimana appena trascorso, (si sono in ritardo, ne stà arrivando un'altro, ma chi se ne importa, non devo vendervi nulla e perciò va bene così), dicevo è stato intenso, vi potrei raccontare delle api, di questo sciame su un muro della casa, ma rischierei di annoiare e sciupare questo post che non ha bisogno di grandi discorsi, le api le rimando, farò un aggiornamento a breve.
Di fiori parlano i colori che ho potuto ammirare, la ginestra
e il maggiociondolo che con il loro giallo sembrano pennellate di colore su una tavolozza di pittore.
Poi ci sono le rose, maggio è il mese delle rose, sopra la rosa canina
una rosa antica dagli innumerevoli petali e dal profumo intenso, penetrante, persistente
altra rosa antica, con corolla semplice e un delicato profumo
ma ci sono anche rose moderne a infuocare questi borghi.
Questi fiori mi ricordano quando ero bambino, li raccoglievo per metterli tra due fogli di carta assorbente e inserirli dantro ai libri, quando veniva l'inverno li toglievo dalla loro custodia per rimirarli e ricordare la bella stagione
per me sono fiori nostalgici
tutti così diversi
mi perdo ad ammirarli
e sogno a occhi aperti
tanti colori
nessuno uguale.
La bocca di leone è un altro fiore che mi ha sempre affascinato
compare nei posti più impensabili per allietarci.
Ma ci sono anche i fiori umili, semplici, quelli di campo che sembrano non avere un nome, che sembrano perdersi in mezzo agli altri fiori.
E' la stagione anche degli iris.
Poi ci sono i fatti miei, e tra i fatti miei ci sono questi piselli antichi che un vecchi di novant'anni custodisce gelosamente e mi ha promesso di darmi la semenza.
Poi, si poi ci sono le acacie, che ormai dappertutto sono un ricordo, ma quà sono in completa fioritura
un particolare dei fiori e ora una ricetta, potete considerarla in ritardo ormai, ma io preferisco dirvi che ve la segnala in anticipo, si in anticipo di un'anno, così avrete tutto il tempo per prepararvi a farla
FIORI D'ACACIA IN TEMPURA
Bisogna cogliere i fiori al mattino presto in quanto sono più ricchi di nettare, (coglierli lontano dalle strade) a parte ho preparato una pastella di acqua e farina
si immergono i fiori nella pastella
e poi si friggono nell'oglio bollente, io per non farmi mancare niente mi sono fritto anche delle foglie di salvia
la cottura è veloce, poi vanno tolti e messi sopra un foglio assorbente, sopra li ho spolverati con dello zucchero semolato. Sono una prelibatezza (cucina povera a metri zero), la salvia invece l'ho passata con un pizzicico di sale, così mi sono gustato il dolce a fine pasto e il salato come antipasto.
Sempre di fatti miei, dopo aver mangiato il fritto, che dicono sia pesante ho fatto due passi per digerire, non ho che l'imbarazzo della scelta, sono entrato nel bosco e dopo un pò ho attraversato questo antico ponte costruito nell'800 da Maria Luigia, ma questa è storia abbastanza recente,
andando oltre mi intrigavano questi castagni, sembravano dei barbalberi la a confabulare
bizzarri, sembrano morti, ma sono solo morti a metà, ovvero la parte sotto è viva e vegeta, mentre la parte alta è morta stecchita.
Alla fine sono arrivato a questa antica fonte in mezzo al bosco, è una fonte solforosa, si può sentirne l'odore già a trecento metri di distanza, l'acqua è fredda.
Io come nella migliore delle pubblicità, mi sono fermato, mi sono lavato il viso e le braccia a lungo per lenire la calura e poi ne ho bevuti un paio di bicchieri, appunto la pubblicità, volevo essere pulito dentro e bello fuori, alla fine mi è rimasto un intenso odore di zolfo su braccia e viso, il gusto è un pò strano ma si beve.
La cattiva notizia è che c'è il rischio che quest'acqua, come tutta l'acqua finisca nelle mani di pochi, impara a difendere l'acqua, per il momento ricordati di andare a votare a giugno, e questo è già un passo in avanti.
mercoledì 25 maggio 2011
domenica 15 maggio 2011
Ricco e fortunato
Parto presto, il sole e sorto da poco,
prendo il bardone, un bastone d’altri tempi usato dai pellegrini come appoggio e per scacciare i cani aggressivi, so che a me non servirà, ma lo prendo lo stesso, servirà a scacciare i pensieri tristi e tenerli lontani.
Un breve tratto sul nastro asfaltato, poi svolto sullo sterrato che corre ampio,
la vista è magnifica, l’occhio si perde nella valle ma può scorrere anche su fino alle vette,
un cinguettio insistente d’uccelli mi tiene compagnia.
Guardando verso valle vedo ampi boschetti d’acacia che fanno salire su il loro inebriante profumo che pervade, ai lati dello sterrato alcuni prati pullulano di fiori, gialli bianchi rosa violetti azzurri,
riempiono i miei occhi.
Quà e là nel cielo ci sono delle innocue nubi bianche, l’assenza di vento accompagna i miei passi.
Ora svolto su un sentiero che stretto comincia a salire e piano piano il paesaggio muta,
prima un intricato boschetto di rosa canina con qualche timido fiore dal color rosa tenue virante al bianco pallido che funge da contorno,
ora il bosco è un’insieme di varie piante dalle più disparate tonalità di verde, alcune sono fiorite e posso notare almeno quattro tonalità di bianco paglierino.
Il sentiero inerpicandosi diventa più sassoso e mi fa comodo appoggiarmi sul bastone,
ora prende a scendere verso una valletta e a mano a mano che mi avvicino comincio a sentire il sordo rumore dell’acqua che scorre.
Attraverso questo rio largo poco più di un passo e profondo due spanne ma impetuoso nel suo scorrere scosceso.
Riprendo a salire e arrivo a un castagneto secolare preda delle incurie di oggi e del logorio del tempo, alcune piante appaiono spetrali colpite dai raggi di un sole ancora abbastanza basso all’orizzonte.
Numerosi muri a secco sostengono queste piante che furono pane per gente d’altri tempi,
mi scuoto,
batto il bastone,
scaccio i pensieri e avanzo,
poco oltre prima di un pianoro alcune polle d’acqua sorgiva,
mi chino su una e con le mani smuovo il limo, le foglie e i sedimenti che ci sono davanti all’acqua che sgorga, l’acqua si fa subito torbida,
ma in un istante la piccola pozza grande poco più di una tazza torna limpida e cristallina e sul fondo brillano piccoli sassi bianchi e bruni.
Come un animale butto la mia faccia dentro l’acqua e bevo,
è fredda,
la sento scendere nei visceri,
bevo come fecero uomini d’altri tempi,
poi penso che sono fortunato, che pochi, ma veramente pochissimi possono permettersi quello che sto facendo io in questo momento, bere l’acqua che sgorga direttamente dalla terra, questo gesto fa di me un uomo ricco, poter godere di quest’acqua senza bisogno di possederla bene raro e prezioso.
Riprendo il cammino e giungo alla mia metà,
un pianoro ormai in buona parte invaso dal bosco, questo luogo ha un nome “piana dei pastori”,
qua gente d’altri tempi veniva con le pecore durante l’estate,
mi raccontarono alcuni vecchi ormai morti da tempo che quando loro erano giovani venivano fin quassù a fare il fieno per le mucche ed era un fieno ambito, perché le mucche davano un latte particolarmente saporito e si facevano dei formaggi che non avevano pari.
Mi siedo nei pressi di un rudere irriconiscibile, un tempo andato ricovero dei pastori, che da tanto, troppo tempo non vede più passare pastori di qua,
poi vennero quei vecchi a fare il fieno, ma anche loro è da tanto, troppo tempo che non si vedono più da queste parti, ora il bosco si sta riappropriandosi di ciò che un tempo era suo e che con tanta fatica e sudore gli era stato sottratto.
Sono solo sperso sull'appennino, ma ormai è ora che riprendo la via del ritorno per non essere più solo e tornare in mezzo ai miei simili, gli uomini, quegli uomini che l'acqua la conoscono solo in bottiglia di plastica oppure quella che esce puzzolente di cloro dai rubinetti di casa, questi miei simili mi fanno tristezza, stanno rischiando di perdere questo bene prezioso privatizzandolo e se passa, l'acqua finirà quasi sicuramente in mani francesi come la maggior parte delle nostre aziende italiane, siamo un popolo disfigati fessi noi italiani, ma come dice il proverbio "ogni popolo ha il governo che si merita".
A giugno non andare al mare, vai a votare!
prendo il bardone, un bastone d’altri tempi usato dai pellegrini come appoggio e per scacciare i cani aggressivi, so che a me non servirà, ma lo prendo lo stesso, servirà a scacciare i pensieri tristi e tenerli lontani.
Un breve tratto sul nastro asfaltato, poi svolto sullo sterrato che corre ampio,
la vista è magnifica, l’occhio si perde nella valle ma può scorrere anche su fino alle vette,
un cinguettio insistente d’uccelli mi tiene compagnia.
Guardando verso valle vedo ampi boschetti d’acacia che fanno salire su il loro inebriante profumo che pervade, ai lati dello sterrato alcuni prati pullulano di fiori, gialli bianchi rosa violetti azzurri,
riempiono i miei occhi.
Quà e là nel cielo ci sono delle innocue nubi bianche, l’assenza di vento accompagna i miei passi.
Ora svolto su un sentiero che stretto comincia a salire e piano piano il paesaggio muta,
prima un intricato boschetto di rosa canina con qualche timido fiore dal color rosa tenue virante al bianco pallido che funge da contorno,
ora il bosco è un’insieme di varie piante dalle più disparate tonalità di verde, alcune sono fiorite e posso notare almeno quattro tonalità di bianco paglierino.
Il sentiero inerpicandosi diventa più sassoso e mi fa comodo appoggiarmi sul bastone,
ora prende a scendere verso una valletta e a mano a mano che mi avvicino comincio a sentire il sordo rumore dell’acqua che scorre.
Attraverso questo rio largo poco più di un passo e profondo due spanne ma impetuoso nel suo scorrere scosceso.
Riprendo a salire e arrivo a un castagneto secolare preda delle incurie di oggi e del logorio del tempo, alcune piante appaiono spetrali colpite dai raggi di un sole ancora abbastanza basso all’orizzonte.
Numerosi muri a secco sostengono queste piante che furono pane per gente d’altri tempi,
mi scuoto,
batto il bastone,
scaccio i pensieri e avanzo,
poco oltre prima di un pianoro alcune polle d’acqua sorgiva,
mi chino su una e con le mani smuovo il limo, le foglie e i sedimenti che ci sono davanti all’acqua che sgorga, l’acqua si fa subito torbida,
ma in un istante la piccola pozza grande poco più di una tazza torna limpida e cristallina e sul fondo brillano piccoli sassi bianchi e bruni.
Come un animale butto la mia faccia dentro l’acqua e bevo,
è fredda,
la sento scendere nei visceri,
bevo come fecero uomini d’altri tempi,
poi penso che sono fortunato, che pochi, ma veramente pochissimi possono permettersi quello che sto facendo io in questo momento, bere l’acqua che sgorga direttamente dalla terra, questo gesto fa di me un uomo ricco, poter godere di quest’acqua senza bisogno di possederla bene raro e prezioso.
Riprendo il cammino e giungo alla mia metà,
un pianoro ormai in buona parte invaso dal bosco, questo luogo ha un nome “piana dei pastori”,
qua gente d’altri tempi veniva con le pecore durante l’estate,
mi raccontarono alcuni vecchi ormai morti da tempo che quando loro erano giovani venivano fin quassù a fare il fieno per le mucche ed era un fieno ambito, perché le mucche davano un latte particolarmente saporito e si facevano dei formaggi che non avevano pari.
Mi siedo nei pressi di un rudere irriconiscibile, un tempo andato ricovero dei pastori, che da tanto, troppo tempo non vede più passare pastori di qua,
poi vennero quei vecchi a fare il fieno, ma anche loro è da tanto, troppo tempo che non si vedono più da queste parti, ora il bosco si sta riappropriandosi di ciò che un tempo era suo e che con tanta fatica e sudore gli era stato sottratto.
Sono solo sperso sull'appennino, ma ormai è ora che riprendo la via del ritorno per non essere più solo e tornare in mezzo ai miei simili, gli uomini, quegli uomini che l'acqua la conoscono solo in bottiglia di plastica oppure quella che esce puzzolente di cloro dai rubinetti di casa, questi miei simili mi fanno tristezza, stanno rischiando di perdere questo bene prezioso privatizzandolo e se passa, l'acqua finirà quasi sicuramente in mani francesi come la maggior parte delle nostre aziende italiane, siamo un popolo di
A giugno non andare al mare, vai a votare!
sabato 30 aprile 2011
Allarme per il castagno
Il cinipede galligeno fotografato nella parte superiore delle foglie e nel lato inferiore delle foglie.
Nella foto sotto particolare della galla.
Direi che ormai possiamo chiamarlo allarme, il cinipide galligeno del castagno da quando ha fatto la sua comparsa in Italia nel 2002 in provincia di Cuneo ha ormai impestato tutte le zone a coltivazione del castagno d’Italia, la sua propagazione è stata esponenziale e velocissima.
Ma cos’è il cinipede galligeno?, un imenottero originario della Cina, da li in maniera accidentale è stato introdotto nel 1941 in Giappone, nel 1963 in Corea e nel 1974 negli Stati Uniti.
Colpisce tutte le piante di castagno europeo sia selvatiche che innestate, i castagni ibridi euro-giapponesi e quelli orientali.
Questo parassita si riproduce una sola volta l’anno depositando 100/150 uova da cui nascono solo femmine (vi è assenza del maschio), le uova vengono deposte nelle gemme e hanno uno sviluppo molto lento in primavera con l’inizio della vegetazione si formano delle galle attorno alle uova, ogni galla può contenere da 20 a trenta uova, l’insetto adulto fuoriesce dalla galla dalla fine di giugno alla metà di luglio.
La sua propagazione avviene o per astoni e marze infette oppure per il volo degli insetti o in maniera passiva trasportati da camion, automobili ecc.
La lotta contro questo parassita è molto difficile, si può contrastare solo con un’insetto antagonista, ma in questo momento siamo molto arretrati in questo contrasto, soltanto nel 2004 si è provveduto a sperimentare l’antagonista per vedere se si acclimatava, visto che l’insetto arrivava dal Giappone dove aveva dato risultati di buon contenimento del parassita.
Dico che la situazione è grave perché ormai si è esteso in tutta Italia, nel Lazio è presente dal 2005, in Campania dal 2008, in Abruzzo dal 2005, in Lombardia dal 2006, in Trentino dal 2007, in Liguria dal 2007, in Emilia Romagna dal 2008, in Veneto dal 2007, in Sardegna dal 2008 e in Toscana i primi focolai dal 2008 ma ormai tutta la regione ne è infestata.
Considero grave la situazione in quanto i danni che questo parassita compie sono un calo della fruttificazione pari a un 70-80% e un deperimento delle piante stesse.
La cosa preoccupante è che oltre a una minore produzione di castagne, in una zona come la mia la Lunigiana, unica zona con milele DOP in cui si riversano negli ultimi anni migliaia di alveari nomadisti, questo crea un problema anche alle api essendo il miele di castagno il raccolto principale mentre l’acacia riveste una minore importanza, ci troveremo con un numero spropositato di alveari ma con poco pascolo per le api, già a inizio primavera si era notata la difficoltà su certi apiari causata da un’eccessiva densità di sciami rispetto ai fiori presenti, pertanto vista l’infestazione massiccia del parassita in zona e stimato un calo del 75% della fioritura del castagno lascio a voi trarne le conseguenze.
Gli interventi di lotta che sta portando avanti la regione Toscana daranno i loro frutti in un periodo di tempo che possiamo stimare da 6 a 10 anni, quindi credo avremo un periodo difficile anche per l’apicultura in generale, questo devo dire mi lascia sconsolato.
Nella foto sotto particolare della galla.
Direi che ormai possiamo chiamarlo allarme, il cinipide galligeno del castagno da quando ha fatto la sua comparsa in Italia nel 2002 in provincia di Cuneo ha ormai impestato tutte le zone a coltivazione del castagno d’Italia, la sua propagazione è stata esponenziale e velocissima.
Ma cos’è il cinipede galligeno?, un imenottero originario della Cina, da li in maniera accidentale è stato introdotto nel 1941 in Giappone, nel 1963 in Corea e nel 1974 negli Stati Uniti.
Colpisce tutte le piante di castagno europeo sia selvatiche che innestate, i castagni ibridi euro-giapponesi e quelli orientali.
Questo parassita si riproduce una sola volta l’anno depositando 100/150 uova da cui nascono solo femmine (vi è assenza del maschio), le uova vengono deposte nelle gemme e hanno uno sviluppo molto lento in primavera con l’inizio della vegetazione si formano delle galle attorno alle uova, ogni galla può contenere da 20 a trenta uova, l’insetto adulto fuoriesce dalla galla dalla fine di giugno alla metà di luglio.
La sua propagazione avviene o per astoni e marze infette oppure per il volo degli insetti o in maniera passiva trasportati da camion, automobili ecc.
La lotta contro questo parassita è molto difficile, si può contrastare solo con un’insetto antagonista, ma in questo momento siamo molto arretrati in questo contrasto, soltanto nel 2004 si è provveduto a sperimentare l’antagonista per vedere se si acclimatava, visto che l’insetto arrivava dal Giappone dove aveva dato risultati di buon contenimento del parassita.
Dico che la situazione è grave perché ormai si è esteso in tutta Italia, nel Lazio è presente dal 2005, in Campania dal 2008, in Abruzzo dal 2005, in Lombardia dal 2006, in Trentino dal 2007, in Liguria dal 2007, in Emilia Romagna dal 2008, in Veneto dal 2007, in Sardegna dal 2008 e in Toscana i primi focolai dal 2008 ma ormai tutta la regione ne è infestata.
Considero grave la situazione in quanto i danni che questo parassita compie sono un calo della fruttificazione pari a un 70-80% e un deperimento delle piante stesse.
La cosa preoccupante è che oltre a una minore produzione di castagne, in una zona come la mia la Lunigiana, unica zona con milele DOP in cui si riversano negli ultimi anni migliaia di alveari nomadisti, questo crea un problema anche alle api essendo il miele di castagno il raccolto principale mentre l’acacia riveste una minore importanza, ci troveremo con un numero spropositato di alveari ma con poco pascolo per le api, già a inizio primavera si era notata la difficoltà su certi apiari causata da un’eccessiva densità di sciami rispetto ai fiori presenti, pertanto vista l’infestazione massiccia del parassita in zona e stimato un calo del 75% della fioritura del castagno lascio a voi trarne le conseguenze.
Gli interventi di lotta che sta portando avanti la regione Toscana daranno i loro frutti in un periodo di tempo che possiamo stimare da 6 a 10 anni, quindi credo avremo un periodo difficile anche per l’apicultura in generale, questo devo dire mi lascia sconsolato.
giovedì 28 aprile 2011
Rubano tutto, si ruba di tutto, tranne una cosa
Rubano tutto, si ruba di tutto, tranne una cosa.
Da quando si nasce cominciano a rubarti qualcosa,
ti rubano l'infanzia, rubano i sogni,
ti possono rubare la moglie, il marito, i figli, i genitori,
ti possono rubare il sorriso,
ti possono rubare gli organi, ti possono rubare la verginità.
Rubano proprio di tutto, rubano la frutta,
rubano le mele, le ciliege, le arance,
ma possono rubarti l'auto, l'autoradio (quella era negli anni 70/80),
rubano tutto tranne una cosa.
Posso rubarti in casa, rubarti il televisore, il computer, il portafoglio, l'orologio, rubarti i ricordi, rubarti gli affetti, rubarti il pane, rubarti il lavoro, rubarti la pensione,
qualsiasi cosa penso scopro che la possono rubare,
possono rubarti la casa, rubarti i risparmi, possono rubare le galline,
l'elenco delle cose che si possono rubare è lungo quanto un vocabolario, meno una sola cosa.
Possono rubarti il voto, rubarti un referendum, possono rubarti i pensieri, rubarti la vita stessa, possono rubarti la libertà, possono rubarti la speranza, possono rubarti la possibilità di scegliere, possono rubarti il sangue.
Possono rubarti o meglio sarebbe dire rubiamo sogni e felicità al popolo che verrà, ai nostri figli, ai nostri nipoti,
ma in cambio cosa diamo?
l'unica cosa che nessuno ruba, non serve custodirla, tanto nessuno mai la ruberà, anzi a volte ..............
forse un giorno chissà, l'unica cosa che nessuno ruba ci seppellirà!
Di che parlo direte voi, ma è ovvio dell'unica cosa che nessuno mai ruberà
dalla rumenta o meglio conosciuta come immondizia,
nessuno la vuole, tutti la gettano,
quest'immondizia che crea infelicità.
L'eterno problema immondizia che non scompare mai perchè?
Semplice nessuno la ruba mai.
Da quando si nasce cominciano a rubarti qualcosa,
ti rubano l'infanzia, rubano i sogni,
ti possono rubare la moglie, il marito, i figli, i genitori,
ti possono rubare il sorriso,
ti possono rubare gli organi, ti possono rubare la verginità.
Rubano proprio di tutto, rubano la frutta,
rubano le mele, le ciliege, le arance,
ma possono rubarti l'auto, l'autoradio (quella era negli anni 70/80),
rubano tutto tranne una cosa.
Posso rubarti in casa, rubarti il televisore, il computer, il portafoglio, l'orologio, rubarti i ricordi, rubarti gli affetti, rubarti il pane, rubarti il lavoro, rubarti la pensione,
qualsiasi cosa penso scopro che la possono rubare,
possono rubarti la casa, rubarti i risparmi, possono rubare le galline,
l'elenco delle cose che si possono rubare è lungo quanto un vocabolario, meno una sola cosa.
Possono rubarti il voto, rubarti un referendum, possono rubarti i pensieri, rubarti la vita stessa, possono rubarti la libertà, possono rubarti la speranza, possono rubarti la possibilità di scegliere, possono rubarti il sangue.
Possono rubarti o meglio sarebbe dire rubiamo sogni e felicità al popolo che verrà, ai nostri figli, ai nostri nipoti,
ma in cambio cosa diamo?
l'unica cosa che nessuno ruba, non serve custodirla, tanto nessuno mai la ruberà, anzi a volte ..............
forse un giorno chissà, l'unica cosa che nessuno ruba ci seppellirà!
Di che parlo direte voi, ma è ovvio dell'unica cosa che nessuno mai ruberà
dalla rumenta o meglio conosciuta come immondizia,
nessuno la vuole, tutti la gettano,
quest'immondizia che crea infelicità.
L'eterno problema immondizia che non scompare mai perchè?
Semplice nessuno la ruba mai.
domenica 10 aprile 2011
Orto selvatico
E’ l’alba di un nuovo giorno, ma il tormento mi era preso ieri sera, seduto in disparte, all’aperto a contemplare quello spicchio di luna che malamente illuminava quello che mi stava attorno, in lontananza macchine che solcavano l’autostrada direzione mare in cerca di uno scampolo di felicità, latrare di cani che rompe la notte, una moto che sfreccia laggiù, fa caldo, sembra una serata di luglio, pensieri che corrono veloci, poi un rumore vicino, venti o trenta metri, cinghiali che passano nella notte, sono le 22.30, rincaso e penso all’orto, ma io voglio un orto senza lavorare, sembra sempre lo stesso disco ma io cerco l’orto selvatico.
La notte è passata ma i pensieri sono rimasti, bevo un caffè e vado a camminare nel bosco, sono le 6.40, la luce è scarna, è caldo, sembra una mattina di luglio, con la differenza che non ci sono ancora le foglie negli alberi e questi primi abbozzi che escono dalle gemme non riescono a togliere quell’aria spettrale al bosco, poi finalmente il sole che sorge e tutto cambia, la luce cambia, mai i miei pensieri restano, torno a casa e comincio a cercare…….
Dell'aglio, ho dovuto conficcare due anni fa lo spicchio, e ora si arrangia, fatica un pò, ma ne basta veramente poco!
La salvia, lei ha fatto tutto da sola, seme portato dal vento, sono proprio orgoglioso e voglio vederti crescere, brava.
La fragola, uno stolone buttato là, già lo scorso anno ha avuto il coraggio di fare le fragole, sode profunate e gustose fuor di misura.
La bietola, troppo facile, piantata una volta, al secondo anno va a seme, e poi fa tutto da sola, sono già riuscito a verele riprodursi per quattro anni di fila, non saranno come quelle comprate dall'ortolano, ma hanno il pregio che quando le metti in pentola sono tutta sostanza e poca acqua, con un gusto impareggiabile.
Poi esiste anche quella parte di piante commestibili nel mio orto selvatico che non ti sognerai mai di seminare, queste infestanti che si avvolgono agli alberi e creano delle liane, che è dura estirpare, ma i teneri germogli sono delle prelibatezze, per minestre, frittate, lessate, fatica a coltivarle pari a zero.
E che dire del rovo, dove infesta non te ne liberi più, ma quando i germogli sono teneri è ottimo per le minestre.
Questa pianta quando ero piccolo la chiamavo pane e vino e mangiavo crude le sue sommità, quando è tenera è eccezionale messa nelle torte salate.
I teneri germogli della borsa pastore ben si prestano per i più svariati usi culinari.
L'ortica, fa parte di quelle piante che nessuno si sognerebbe coltivare, vive su terreni marginali e le sue sommità, quando la pianta è giovane sono buone per minestre, frittate, per torte salate, per ripieno di tortelli (ricotta e ortica), lessate, pianta straordinaria.
E per frinire una pianta a radice, la bardana, solo le piante del primo anno sono buone in quanto la radice è tenera, al secondo anno diventa dura e stoppaciosa, pianta depurativa e fortificante.
Qua mi fermo altrimenti questo post diventa un polpettone, a dir la verità ne avrei a sfare di piante da inserire, per non parlare dei fiori mangerecci, ma ormai stà diventando sera un'altra volta e i pensieri del mio orto selvatico svaniscono, mi perdo ad osservare dei fiori, per il solo piacere di guardarli.
Osservo i loro colori e mi ritorna alla mente ieri sera quando seduto a rimirare la luna, mi arrivavano i soadenti profumi del lauro ceraso, una pianta solitaria in mezzo a un bosco che arriva a lambire le case.
Il sole si appresta a tramontare e accarezza lieve ogni fiore.
L'erica di bosco è in piena fioritura, tutti questi fiori così vicini, ragruppati, sembrano fermi, là ad aspettare, ma già il popolo "padano" è di ritorno, il nasto d'asfalto si riempie d'auto in fila, come un esercito, si appresta
ad attraversare la galleria della Cisa, domani tutti al lavoro, lo scampolo di felicità è già finito.
Ma io rimango cena con le verdure dell'orto selvatico, e aspetterò il prossimo fine settimana per vedervi passare in cerca di uno scampolo di felicità, se ci sarà!
La notte è passata ma i pensieri sono rimasti, bevo un caffè e vado a camminare nel bosco, sono le 6.40, la luce è scarna, è caldo, sembra una mattina di luglio, con la differenza che non ci sono ancora le foglie negli alberi e questi primi abbozzi che escono dalle gemme non riescono a togliere quell’aria spettrale al bosco, poi finalmente il sole che sorge e tutto cambia, la luce cambia, mai i miei pensieri restano, torno a casa e comincio a cercare…….
Eccolo il prezzemolo, nato dove non doveva nascere, oltretutto l’acqua la riceve solo se piove e la porta il vento, i semi mi son caduti per caso, o forse no……
Inutile dire sarà un pò piccolo ma è un porro, sicuramente saporito, nato anche lui per sbaglio là.Dell'aglio, ho dovuto conficcare due anni fa lo spicchio, e ora si arrangia, fatica un pò, ma ne basta veramente poco!
La salvia, lei ha fatto tutto da sola, seme portato dal vento, sono proprio orgoglioso e voglio vederti crescere, brava.
La fragola, uno stolone buttato là, già lo scorso anno ha avuto il coraggio di fare le fragole, sode profunate e gustose fuor di misura.
La bietola, troppo facile, piantata una volta, al secondo anno va a seme, e poi fa tutto da sola, sono già riuscito a verele riprodursi per quattro anni di fila, non saranno come quelle comprate dall'ortolano, ma hanno il pregio che quando le metti in pentola sono tutta sostanza e poca acqua, con un gusto impareggiabile.
Poi esiste anche quella parte di piante commestibili nel mio orto selvatico che non ti sognerai mai di seminare, queste infestanti che si avvolgono agli alberi e creano delle liane, che è dura estirpare, ma i teneri germogli sono delle prelibatezze, per minestre, frittate, lessate, fatica a coltivarle pari a zero.
E che dire del rovo, dove infesta non te ne liberi più, ma quando i germogli sono teneri è ottimo per le minestre.
Questa pianta quando ero piccolo la chiamavo pane e vino e mangiavo crude le sue sommità, quando è tenera è eccezionale messa nelle torte salate.
I teneri germogli della borsa pastore ben si prestano per i più svariati usi culinari.
L'ortica, fa parte di quelle piante che nessuno si sognerebbe coltivare, vive su terreni marginali e le sue sommità, quando la pianta è giovane sono buone per minestre, frittate, per torte salate, per ripieno di tortelli (ricotta e ortica), lessate, pianta straordinaria.
E per frinire una pianta a radice, la bardana, solo le piante del primo anno sono buone in quanto la radice è tenera, al secondo anno diventa dura e stoppaciosa, pianta depurativa e fortificante.
Qua mi fermo altrimenti questo post diventa un polpettone, a dir la verità ne avrei a sfare di piante da inserire, per non parlare dei fiori mangerecci, ma ormai stà diventando sera un'altra volta e i pensieri del mio orto selvatico svaniscono, mi perdo ad osservare dei fiori, per il solo piacere di guardarli.
Osservo i loro colori e mi ritorna alla mente ieri sera quando seduto a rimirare la luna, mi arrivavano i soadenti profumi del lauro ceraso, una pianta solitaria in mezzo a un bosco che arriva a lambire le case.
Il sole si appresta a tramontare e accarezza lieve ogni fiore.
L'erica di bosco è in piena fioritura, tutti questi fiori così vicini, ragruppati, sembrano fermi, là ad aspettare, ma già il popolo "padano" è di ritorno, il nasto d'asfalto si riempie d'auto in fila, come un esercito, si appresta
ad attraversare la galleria della Cisa, domani tutti al lavoro, lo scampolo di felicità è già finito.
Ma io rimango cena con le verdure dell'orto selvatico, e aspetterò il prossimo fine settimana per vedervi passare in cerca di uno scampolo di felicità, se ci sarà!
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lunedì 4 aprile 2011
Attorno alle api
Sabato 2 aprile, visita alle api, giornata calda, leggermente ventosa, per prima guardo la casetta debole, continua a deporre ma la decisione ormai è presa, va sostituita, appena sarò in grado di ricevere una nuova regina, la sostituisco e ..........., vedremo quando arriva il momento, ci vorranno ancora una quindicina di giorni per ricevere le regine.
Le api sono in pieno movimento, e guardo l'arnia da 12 telaini, l'ultima volta era a 6 telaini di covata, ora siamo a 10, decisamente troppi e la decisione è presa, tolgo la regina con 2 telaini di covata e uno di scorte, aggiungo 2 telaini vuoti costruiti e inserisco in un'arnia nuova, mentre l'arnia da 12 rimasta orfana aggiungo un telaino vuoto e metto un diaframma, lascio per il momento quest'arnia al suo posto, nel frattempo le api creano un trambusto che mi costringe a non guardare l'ultima arnia.
All'imbrunire inverto le due arnie, quella nuova con la regina la metto al posto di quella da dodici e viceversa.
Cosa penso di ottenere con questa operazione?, semplice per l'ora della grande fioritura avrò nuovamente un'arnia sufficentemente forte dove ora c'è la regina per fare il raccolto del miele, mentre l'altra avrà una regina nuova e le api avendo poco da fare con la covata potranno dedicarsi al raccolto.
Prima di terminare i lavori alle prime tenebre ho fatto un'operazione che solitamente viene sconsigliata causa saccheggio, ho somministrato alle due arnie circa 750 ml di miele e acqua in parti uguali, questo dovrebbe tranqulizzarle e al mattino la situazione dovrebbe essere tornata alla normalità.
Le api sono in pieno movimento, e guardo l'arnia da 12 telaini, l'ultima volta era a 6 telaini di covata, ora siamo a 10, decisamente troppi e la decisione è presa, tolgo la regina con 2 telaini di covata e uno di scorte, aggiungo 2 telaini vuoti costruiti e inserisco in un'arnia nuova, mentre l'arnia da 12 rimasta orfana aggiungo un telaino vuoto e metto un diaframma, lascio per il momento quest'arnia al suo posto, nel frattempo le api creano un trambusto che mi costringe a non guardare l'ultima arnia.
All'imbrunire inverto le due arnie, quella nuova con la regina la metto al posto di quella da dodici e viceversa.
Cosa penso di ottenere con questa operazione?, semplice per l'ora della grande fioritura avrò nuovamente un'arnia sufficentemente forte dove ora c'è la regina per fare il raccolto del miele, mentre l'altra avrà una regina nuova e le api avendo poco da fare con la covata potranno dedicarsi al raccolto.
Prima di terminare i lavori alle prime tenebre ho fatto un'operazione che solitamente viene sconsigliata causa saccheggio, ho somministrato alle due arnie circa 750 ml di miele e acqua in parti uguali, questo dovrebbe tranqulizzarle e al mattino la situazione dovrebbe essere tornata alla normalità.
Ora un meritato riposo.
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